“È appena finito un dibattito vivace tra i presidenti delle regioni sull’impianto del decreto che il Governo licenzierà tra poche ore. Abbiamo diverse perplessità e abbiamo inviato alcune richieste di modifica, che ritengo semplici e ragionevoli. In primo luogo riteniamo che la classificazione delle regioni nelle tre fasce di rischio dovrebbe avvenire in contraddittorio tra regioni e Cts: vogliamo partecipare all’intero processo, non essere consultati solo alla fine, sapere in che modo vengono valutati i dati, se necessario anche facendo intervenire i nostri tecnici”. Lo ha detto il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti al termine della riunione in videoconferenza tra le regioni, che hanno discusso il dispositivo del Dpcm che dovrebbe essere approvato questa sera. “Non so dire in quale delle tre fasce sarà la Liguria – ha proseguito – per indice Rt dovrebbe essere nella fascia media, per classificazione in base ai 21 parametri di rischio occorrerà confrontarsi con il Cts. Non è possibile comunque in questo momento escludere che la Liguria sia nella fascia a rischio più alto. Ritengo comunque, in accordo con gli altri presidenti, che tenere aperti la produzione economica e la didattica ma chiudere ristoranti e bar creerebbe difficoltà ai lavoratori e ai genitori, che si troverebbero senza possibilità di rifornimento di cibo e bevande in un paese sostanzialmente aperto. Insisto inoltre su un punto che ho ripetuto più volte negli ultimi giorni: non sono previste iniziative di protezione dedicate alle fasce di età più esposte alle conseguenze più gravi del contagio”.

Il Presidente ha poi commentato, come di consueto, i dati relativi alla situazione odierna. “La curva di crescita è stabile, meno ripida di quanto potevamo aspettarci qualche giorno fa: segno che le misure di contenimento, già più restrittive di quelle nel resto d’italia, funzionano. Rimane alta la pressione sui pronto soccorso: occorre ripetere di farne uso appropriato e di rivolgersi ai medici di famiglia, che ringrazio per il lavoro che stanno facendo per costruire una rete di supporto territoriale, in collaborazione con il reparto di malattie infettive del San Martino”.

“Sta cominciando la fase 5 più o meno ovunque – ha proseguito – e siamo alla ricerca di ulteriori ‘covid hub’ per la bassissima intensità, che accolgano i pazienti in uscita dagli ospedali accorciando i ricoveri. Stiamo lavorando con il Galliera per la riattivazione del blocco 5, che potrebbe fornire 50-60 posti letto; Asl 3 ha attivato le procedure per far diventare polo covid anche il Gallino, dato che nel ponente cittadino Villa Scassi ha ormai esaurito le risorse fisiche e professionali”.

“Per quanto riguarda l’attivazione del padiglione Jean Nouvel alla Fiera di Genova – ha detto ancora Toti – cominceremo solamente quando avremo la certezza che le condizioni lo richiedono e quando avremo terminato la verifica dei criteri di comfort minimi per i pazienti. Non abbiamo ancora una stima dei costi (che comunque saranno divisi tra protezione civile regionale per la struttura e sanità regionale per il personale), né un progetto esecutivo, siamo allo studio di fattibilità. Per l’allestimento abbiamo individuato alcuni moduli da 80-120 posti letto che sono nella disponibilità della protezione civile di regioni vicine che potrebbero arrivare a Genova in breve tempo. Lavoriamo anche attivazione di due ulteriori strutture su Genova e La Spezia, che entro la fine della settimana potrebbero fornire un centinaio di posti letto aggiuntivi”.