La Fotografa d’arte Giulia Quaranta Provenzanoormai da tempo ci ha abituati soltanto ad eventi di lustro, lei accompagnata da nomi autorevoli e celeberrimi. Anche in occasione della Collettiva Amore nell’Arte, la tela “Iesus” della ventinovenne ligure avrà quale padrino un volto noto, l’influente sociologo di fama mondiale Prof. Francesco Alberoni. <<Un’esposizione straordinaria dedicata ad un tema universale, l’amore, che muove tutte le cose>> afferma il professore, che all’inaugurazione della mostra mercoledì 13 febbraio 2019, alle ore 18 alla Milano Art Gallery di Via Andrea Maria Ampère 102 (MI) presenterà il suo nuovo libro “Amore mio come sei cambiato” [Edizioni Piemme], scritto a quattro mani con Cristina Cattaneo.

 

La mostra Amore nell’Arte – visitabile dal 13/02 sino al 07/03 – è stata organizzata dal Direttore dello Spazio Culturale MILANO ART GALLERY, manager di personalità in primo piano del mondo dello spettacolo e della cultura Salvo Nugnes con l’obiettivo di <<riportare l’attenzione su due tematiche sempre attuali. L’amore e l’arte, il cui accostamento si rinnova con il passare dei secoli senza mai esaurirsi (…)>>: lei cosa ne pensa? Giulia, perché ha deciso di dare il suo contributo all’evento, con un suo scatto fotografico?

L’amore, a mio avviso, dovrebbe essere il motore fondamentale della vita. Propulsore potentissimo per qualsiasi campo, purtroppo però mi sembra che oggi mantenga e sponsorizzi principalmente un diffuso egocentrismo narcisistico, quanto superficiale. A pagare le conseguenze di tale società dell’apparire e dell’apparenza credo sia proprio l’arte. L’arte, secondo il mio punto di vista, non può essere goduta pienamente in un “mordi e fuggi” a scapito d’uno studio attento e preciso. La velocità con cui si “digerisce” tutto in fretta, dunque anche quel che rimane ai nostri giorni dell’arte, è dovuta ad un soggettivismo e pragmatismo che la legittimano ed anzi della quale essi si servono – mentre la sperimentazione e dimostrazione scientifica nella sua più larga accezione richiede sforzi, impegno prolungato e continuamente rinnovato, utilizzando Schemi Spaziali non improvvisabili. È tipico della tirannia la velocità, del non spiegare, ma solamente sentenziare ed affermare lapidariamente. La democrazia invece dovrebbe basarsi sulla continua verifica e spiegazione. Persino gli artisti sono cambiati parecchio rispetto a secoli fa: ora sono estremamente “pavoni”, vogliono apparire spesso a tutti i costi non tanto per la Passione fine a se stessa per l’arte in sé, ma per l’amore per sé che attraverso unbricolage di megalomania, presunzione, vanità e individualismo accentratore si canalizza alla ricerca di quello che è per nascita momentaneo plauso e visibilità a breve termine, precarietà alla quale appunto il “mordi e fuggi” condanna inevitabilmente. Non per presunzione, ma non posso esimermi dal dire il vero: io di gavetta ne ho sempre fatta davvero tanta e, benché non sia agiata né abbia mai avuto alcun “aggancio”, non ho mai rinunciato alla mia Passione …Sì, perché sarebbe stato più ovvio e raccomandabile per me abbandonare la speranza, liberarmi di quella sofferenza fisica e spirituale ed al contempo di quell’affettività, emozione violenta e persistente davanti all’obiettivo: ma non l’ho fatto! Non ho potuto farlo! Nelle mie vene scorre una non arginabile “passionem”, che è altresì “Passio”… Per cercare di farmi strada e capire se oltre alla passione avevo il talento e rimandi positivi in termini di apprezzamento di pubblico e Critica così da possibilmente riuscire a farne una professione, ho dunque iniziato a partecipare a Concorsi di fotografia. Sono poi stata notata da una studiosa friulana; ho aperto un sito internet e sono stata recensita su siti internet di accademie ed associazioni quali per esempio la Maison d’Art di Padova; mi ha notato la Storica e Critica d’Arte Leonarda Zappulla di Art Now, la Curatrice d’Arte Dott.ssa Flavia Motolese di Satura art gallery ed infine sono approdata alla prestigiosissima Spoleto Arte.                             Ho deciso di partecipare ad “Amore nell’Arte” siglato Spoleto Arte perché ammiro e stimo la loro professionalità e il loro dare onestamente una chance a chi si dimostra di valore e ciò senza pregiudizi di sorta legati ad un nome, ad un ceto sociale, ad idee più o meno comuni. Ho deciso inoltre di dare il mio contributo per fornire una finestra differente, sul tema proposto per la mostra, agli osservatori del mio “Iesus”. Salvo Nugnes, al quale sono sinceramente grata per il suo impegno nel mondo dell’arte, della cultura, dello spettacolo ha affermato che dell’amore <<(…)verranno indagati vari aspetti, in tutte le loro sfumature>>, quindi quale migliore occasione per me per fare nuovamente discutere, per fare finalmente soffermare a parlare d’arte?! 

Giulia, lei ha detto che fornirà con il suo “Iesus”  inerentemente all’amore  una finestra differente agli osservatori: cosa intende?

“Iesus”, come è solito delle mie Fotografie d’arte, è un‘opera con un soggetto che ad una prima lettura lascia molto probabilmente sconcertati e basiti.  Il motivo è il forte ossimoro che contiene. Nello scatto c’è Gesù in croce: pertanto la tematica dell’amore non è stata rispettata? Al contrario, il gesto del figlio di Dio – per chi crede – è il più alto ed incondizionato atto d’amore. Egli infatti si sarebbe, secondo sempre la religione cristiana,  sacrificato per il bene dell’umanità. D’altro campo però la croce, antico strumento di morte, è simbolo d’una atroce tortura perpetrata durante l’Impero Romano. Coloro che si fermano ad un’osservazione pragmatica e soggettiva, non arriveranno mai alla verità contenuta nell’immagine che – poiché la Collettiva vuole essere appunto un tributo all’amore – parla proprio di amore. Analizzando spazialmente la mia tela è evidente in basso un’orizzontalità di pietre blu e nere, con un’esigua presenza del rosso rispetto alla parte superiore. Nella verticalità ascendente sopra il Cristo quest’ultimo colore è dominante, ad indicare come il sacrificio di Iesus sia per una fede, superiore rispetto a quella tipicamente umana e più importante della limitata tranquillità degli uomini, una fede dunque nel Superiore. Se il messaggio di “Iesus” fosse stato un’esaltazione della pena di mortela parete rossa sopra Gesù avrebbe avuto una colata uniforme o quanto meno continua proveniente dall’alto verso il basso e non invece una sorta di ascensione. A ciò si aggiunga il fatto che il rosa scuro attribuito alle femmine, comunemente potenzialmente portatrici di vita, quindi datrici e generatrici di amore e il blu associato al maschio oltre che alla serenità e calma unendosi in prossimità del rosso danno origine al viola. Viola emblema, nel mio elaborato, non della penitenzapiuttosto (come indicato per mezzo degli Schemi Spazialiai quali ho fatto riferimento poc’anzi) della più elevata spiritualità seppur velata da una sfumatura di tristezza, del ricordo delle cose terrene, transizione tra la vita e l’immortalità concessa ai fedeli dal Redentore, dal Messia.