Che si scelga al trancio per un pranzo veloce o rotonda per una serata in compagnia, in Liguria è la pizza uno dei grandi must culinari, consumata nei circa 4.500 esercizi che la preparano. Anche per questa prelibatezza è però importante scegliere sempre un piatto realizzato con prodotti tracciabili e garantiti.
Lo rende noto Coldiretti Liguria a seguito della firma a Roma dello storico accordo tra Coldiretti e la Federazione Italiana Cuochi (Fic), sottoscritto dai presidenti Ettore Prandini e Rocco Pozzulo, accordo che prevede una serie di iniziative congiunte per la promozione dei prodotti alimentari e della cucina 100% Made in Italy, partendo dalla necessità dell’indicazione dell’origine dei prodotti agricoli nei menù dei ristoranti italiani e delle mense pubbliche, valorizzando quelli locali e combattendo insieme la diffusione dell’Italian sounding in Italia e all’estero.
La pizza è un grande tesoro del Made in Italy che affonda le sue radici nella storia culinaria italiana e che, tutt’oggi, non ha perso il suo fascino, portando ad un fatturato stimato a livello nazionale in 15 miliardi di euro all’anno, cifra che la fa entrare a buon titolo tra i grandi tesori del nostro paese e tra i simboli del successo della dieta mediterranea nel mondo. L’impatto dei circa 5 milioni di pizze sfornate al giorno in Italia si fa sentire anche sulla produzione agroalimentare in termini di ingredienti utilizzati con circa 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro all’anno.
“E’ un prodotto – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – che riesce a declinarsi in tante varianti diverse a seconda della regione dove viene preparato, dove cambiano i condimenti, ma si mantiene inalterata la tradizione di questa ricetta 100% italiana. In Liguria è famosa la pizza al pesto di Basilico genovese DOP o quella realizzata con le verdure locali di stagione o con le olive taggiasche. Il grande successo della pizza, però, moltiplica i rischi di utilizzo d’ingredienti che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy: infatti quasi due pizze su tre, servite in Italia, sono ottenute da un mix di ingredienti, dalla mozzarella lituana all’olio tunisino al grano ucraino, provenienti da migliaia di chilometri di distanza senza alcuna indicazione per i consumatori. È di fondamentale importanza quindi portare la trasparenza dai banchi dei supermercati ai menù delle pizzerie: solo così sarà possibile evitare il rischio di ritrovarsi nel piatto pietanze Made in Italy di nome ma non di fatto”.
La trasparenza in etichetta che deve andare dai supermercati ai ristoranti è portata avanti anche con la battaglia che la Coldiretti, insieme ad altre nove organizzazioni sta portando avanti con “EatORIGINal – Unmask your food”, raccolta di firme che ha lo scopo di estendere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti, sulla base dei dati del Sistema di Allerta Rapido (RASFF) relativi ai primi nove mesi dell’anno. Un’iniziativa autorizzata dalla stessa Commissione con la Decisione (UE) 2018/1304 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 244 del 28 settembre 2018 che gode del sostegno di numerose organizzazioni e sindacati di rappresentanza al fianco della Coldiretti: dalla Fnsea (il maggior sindacato agricolo francese) alla Ocu (la più grande associazione di consumatori spagnola), da Solidarnosc (storico sindacato polacco) alla Upa (l’Unione dei piccoli agricoltori in Spagna), da Slow Food a Gaia (associazione degli agricoltori greci), da Campagna amica a Fondazione Univerde, fino a Green protein (ONG svedese). E possibile aderire firmando su www.coldiretti.it o www.campagnamica.it