Siamo abituati a vedere il mondo in bianco e nero, profughi o migranti economici, clandestini o rifugiati, migranti o immigrati… ma tra le migliaia di persone e le migliaia di storie che attraversano l’Italia, i margini tra le definizione sbiadiscono fino quasi a sparire e a volte si sovrappongono creando nuove categorie di cui nessuno inizialmente parla.
Si vede ogni giorno a Ventimiglia, dove assiepati al confine ci sono decine se non centinaia di immigrati italiani tornati ad essere migranti perchè rifugiati-sans papiers, già! Sembra un ossimoro ma a tanti, troppi, viene riconosciuta la protezione umanitaria senza che gli vengano rilasciati tutti gli altri documenti: carta d’identità, titolo di viaggio, tessera sanitaria…
Come è accaduto ad A., dopo aver assistito ad un colpo di stato, dopo aver assistito allo sterminio della sua famiglia, la commissione gli ha rifiutato l’asilo politico (documento che si rilascia a chi è personalmente perseguitato a prescindere dalla presenza di una guerra) perchè la morte di suo padre e di suo fratello non erano considerabili un rischio alla sua personale incolumità; dopo il primo diniego ha dovuto lasciare il suo centro su pressione della prefettura, anche lui riceverà la protezione sussidiaria (documento che si rilascia a chi proviene da un paese in guerra), ma essendo fuori da un centro di accoglienza e senza una residenza non potrà richiedere tutti gli altri documenti; anche lui come molti altri avrà un pezzo di carta che lo legherà indissolubilmente ad una terra senza futuro, riconoscendogli il diritto di non essere rimpatriato ma l’obbligo di rimanere in Italia (se tentasse di partire solo con la protezione umanitaria verrebbe dublinato).
Schiere di nuovi migranti, che non possono lasciare l’Italia ma che non possono neanche risiedervi e lavorarvi legalmente, schiere di persone che passerano il confine clandestinamente con la consapevolezza di non poter rimanere neanche lì, destinate a vagare in questo limbo per anni se non per il resto della vita.
Associazione Alharaz