Un detenuto straniero, ristretto presso la Casa di reclusione di Sanremo, ha tentato il suicidio mediante impiccagione.
Il Sappe della Liguria interviene sull’episodio manifestando preoccupazione per quanto accaduto consapevole che se non ci fosse stato l’intervento del poliziotto di turno l’episodio avrebbe potuto avere un tragico epilogo.
Massimo rispetto per la dignità umana – commenta LORENZO Segretario nazionale del SAPPe – e sempre pronti a tutelare chi è affidato alle Patrie galere. Ma così non funziona più. Negli istituti c’è bisogno di maggiore assistenza psichiatrica, a Sanremo questo è già il terzo tentativo di suicidio dall’inizio dell’anno, un dato che ci preoccupa particolarmente. E sono tanti anche gli eventi critici sempre cagionati da chi necessita di un maggiore supporto psichiatrico oggi a Sanremo insufficiente.
Sanremo in numeri: 230 detenuti e 160 agenti di Polizia Penitenziari presenti. Agenti che devono assicurare tutti i servizi dell’istituto.
Dall’inizio dell’anno i 5 episodi di aggressione, 50 autolesionismi, 4 danneggiamenti ed un incendio doloso, danno la vera dimensione dell’istituto.
Tutto questo non può gravare sulla Polizia Penitenziaria di Sanremo – continua il SAPPe – bisogna rivedere tutto il sistema penitenziario italiano e non solo la terminologia o i metri quadri di una cella, il rispetto della dignità dell’uomo in cella passa attraverso la capacità di poterlo supportare con esperti e personale qualificato e strumenti adeguati. alla Polizia Penitenziaria è demandato il compito di garantire sicurezza ed incolumità, ma con quali strumenti?
Oggi a distanza di 14 mesi, la chiusura del carcere di Savona si manifesta in tutte le sue sfaccettature negative, tra le quali l’aumento di detenuti nei restanti penitenziari della Liguria.
In conclusione – continua il segretario del SAPPe LORENZO – oggi non possiamo fare altro che contare i quotidiani eventi critici sperando che possiamo sempre raccontare di tentati suicidi e mai di eventi più gravi, in tal caso le colpe non dovranno essere addossate al poliziotto di turno ma a chi oggi consente questa condizione detentiva e senza adeguati supporti o strumenti.
Donato Capece, segretario generale SAPPE, esprime “solidarietà e apprezzamento per la professionalità, il coraggio e lo spirito di servizio dimostrati di poliziotti penitenziari di SANREMO. E’ solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se le carceri reggono alle costanti criticità penitenziarie”.
Dura la critica del SAPPE ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria: “In tutto questo contesto, il Capo dell’Amministrazione penitenziaria Consolo si preoccupa di cambiare taluni vocaboli ad uso interno nelle carceri e non a mettere in campo adeguate strategie per fronteggiare questi gravi eventi. La preoccupazione del DAP è che non si debba più dire cella ma camera di pernottamento, la domandina lascia il posto al modulo di richiesta, lo spesino diventa addetto alla spesa dei detenuti, non ci sarà più il detenuto lavorante ma quello lavoratore e così via”, conclude. “Questo aiuta a capire quali evidentemente siano le priorità per il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria. Non il fatto che contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane e liguri, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati proprio dal DAP. Che ogni 9 giorni un detenuto si uccide in cella e che ogni 24 ore ci sono in media 23 atti di autolesionismo e 3 suicidi in cella sventati dalle donne e dagli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria. Non, insomma, soluzioni concrete alle aggressioni, risse, rivolte e incendi che sono all’ordine del giorno e frequentissime anche nel carcere di Sanremo, visto anche il costante aumento dei detenuti in carcere, o all’endemica carenza di 7.000 unità nei ruoli della Polizia Penitenziaria. No. La priorità, per il Capo DAP, è la ridenominazione delle parole in uso nelle carceri…”.