La Confartigianato ottiene un importante risultato sul tema dei criteri minimi ambientali (CAM) che, come è noto, sono stati resi obbligatori nell’ambito del nuovo Codice dei contratti pubblici e che stanno generando forti preoccupazioni alle imprese per gli stringenti requisiti imposti per la partecipazione alle gare pubbliche.
La Confartigianato è stata l’unica confederazione a portare avanti questa battaglia ed a segnalare la necessità di modificare urgentemente i decreti del Ministero dell’Ambiente di applicazione del Piano d’Azione Nazionale degli Acquisti Verdi della Pubblica Amministrazione, e in tutte le sedi all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).
“Se il principio di rispettare l’ambiente è sacrosanto – ha dichiarato il presidente degli edili della Confartigianato di Imperia Antonio Sindoni – non lo si può trasformare in una strettoia di oneri burocratici che di fatto esclude le piccole imprese dal mercato degli appalti pubblici”. La Confartigianato non ritiene infatti che i CAM debbano essere cancellati, quanto invece sembra indispensabile la loro revisione urgente e la definizione di criteri ragionevoli ed effettivi, che permettano di adempiere alle prescrizioni europee in un quadro di piena compatibilità con le condizioni di accesso agli appalti delle Micro e Piccole Imprese e di piena valorizzazione del ruolo che queste possono avere nella tutela dell’ambiente e la sostenibilità.

In particolare, nelle segnalazioni è stato messo in evidenza che nei decreti sui CAM emanati dal Ministero dell’Ambiente, nel paragrafo relativo alla “Selezione dei candidati” (criteri di base), siano stati introdotti elementi di distorsione del confronto competitivo, rendendo il mercato pubblico italiano inaccessibile per la maggioranza delle imprese.

A solo titolo esemplificativo, si cita il caso dei CAM inerenti l’edilizia e l’illuminazione pubblica, dove si chiede alle imprese il possesso della certificazione ISO14001 o la Registrazione EMAS, o ancora il riferimento a non meglio specificate certificazioni ambientali, e comunque in ogni caso certificazioni coerenti con la BS8000 o D.Lgs. 231/2001, condizione di fatto riscontrabile unicamente in una manciata di imprese, in ambiti nei quali, invece, andrebbe pienamente garantita la partecipazione delle MPI.

La segnalazione della Confartigianato ha quindi portato ad aprire una istruttoria per approfondire quanto evidenziato. Oggi l’ANAC ha finalmente istituito un Tavolo Tecnico di confronto in materia di introduzione nelle procedure di gara dei Criteri Minimi Ambientali.

“Riteniamo questo risultato particolarmente positivo – ha aggiunto Antonio Sindoni – confidando nel fatto che si possa finalmente discutere con uno sguardo più attento al mercato, anche se resta la delusione circa la cattiva gestione di un provvedimento importante che avrebbe dovuto costituire l’occasione per la piena valorizzazione delle micro e piccole imprese, anche nell’affermazione del cosiddetto Km. 0, e che invece si è trasformato in una corsa a ostacoli”.