«Sino ad oggi ci siamo soprattutto divertiti. Da domani si comincia a costruire la personalità del giocatore, si comincia a fare selezione. Certo, portando avanti il lavoro iniziato le scorso anno, senza dimenticare il livello umano. E senza dimenticare che i genitori ci portano al campo quanto hanno di più prezioso: appunto i loro figli…».
Sergio Soncin, neoallenatore della prima squadra del Ventimiglia Calcio, non ha voluto “abbandonare” gli esordienti 2005, dopo un anno di lavoro: nei giorni scorsi la società gli ha confermato anche questo incarico.
Continua il tecnico: «I miei ragazzi vanno incontro a mesi complicati. Intanto c’è il passaggio di categoria, da esordienti a giovanissimi. Il che significa: sport agonistico, non c’è più l’obbligo a far scendere tutti in campo. Sono anni di crescita, non solo nel calcio: in vista ci sono le scuole medie, i motorini, le fidanzate…».
«Noi – aggiunge – arriviamo da un’esperienza fantastica: abbiamo vinto la fase invernale a 9 e quella primaverile a 11. Ma soprattutto abbiamo lavorato con le nuove metodologie suggerite dalla Federazione. Faccio un solo esempio: la scheda di valutazione individuale, una sorta di “pagella” per ogni ragazzo dove si indica un punteggio per tecnica, intelligenza, personalità, velocità e struttura fisica. Gli addetti ai lavori la chiamano T.I.P.S.S.».
Il Ventimiglia Calcio ha ottimi rapporti con il Centro federale di Alassio, una struttura permanente della Federazione che forma i giovani calciatori: «Nei mesi scorsi hanno frequentato il Centro cinque dei nostri: Bertone, Schitzzer, Bacigaluppi, Santanocito e Ialacqua. Altri andranno nei prossimi mesi. La Federazione chiede alle società di lavorare in maniera omogenea per ottenere migliori risultati, e noi lo stiamo facendo e lo faremo».
Gli allenamenti ad Alassio sono particolarmente gratificanti per i ragazzi, non fosse altro per le divise che indossano: quelle della Nazionale italiana che, nonostante le recenti disavventure, resta sempre nel cuore di ogni giovane calciatore.
Da sempre Sergio Soncin cerca anche un buon rapporto con i genitori, spesso indicati come fonte di tutti i mali nell’educazione sportiva dei loro figli: «Io mi sento gratificato quando un genitore mi affida un ragazzo. Certo, spesso gli adulti dovrebbero stare al loro posto ma io dico che bisogna anche saperli gestire. E lo puoi fare sono se hai autorevolezza, autorevolezza che ti deriva da una cosa sola: la competenza».