Calato il sipario sulla 3 Giorni Ciclistica di Bordighera, manifestazione amatoriale che ha visto il brillante successo nell’organizzazione da parte della Società Ciclistica Bordighera con il patrocinio del Comune che ha concesso l’uso della Sala Rossa per la premiazione dei concorrenti. Una manifestazione che ha visto atleti amatori della provincia e non solo impegnati in tre giornate combattute alla ricerca di un traguardo ambito, a record personali e alla sfida con se stessi e con gli altri, come il sano ciclismo vuole. Tra tutti questi atleti ci ha colpito la figura di un campione che non passa indifferente, ben noto nell’ambiente, le cui prestazioni lo hanno portato da tempo alla ribalta nelle classifiche di numerose gare. Parlo di Gianmarco Agostini, classe 1971, dominatore della prima giornata sulla prestigiosa salita del Poggio di Sanremo, vincitore della seconda dopo uno sprint finale con Balestra e penalizzato nella terza e conclusiva gara, domenica 22 gennaio 2017, per la rottura della catena. Mi ha colpito, dicevo, non solo per la sua prestazione e l’aurea da gran campione che lo avvolgeva già alla partenza, ma per le poche parole con cui ha commentato alla premiazione finale i suoi risultati. Parole che certificano la sua stoffa di campione, nella vita come nello sport. Ha detto così Gianmarco ai microfoni: “Purtroppo un incidente, che fortunatamente non è stato grave, mi ha fermato nell’ultima prova e non ho vinto. Ma questo poco conta, ha vinto un mio caro amico e ha vinto questo splendido sport. Sono felice come se fossi arrivato primo. Questo è il ciclismo, sacrifico, impegno e partecipazione”.  Parole da campione che mi hanno incuriosito sulla sua persona e queste righe vogliono rendergli onore e farlo conoscere a chi, come me, sa poco di lui.

Gianmarco nasce ad Abano Terme nel 1971 e inizia la sua carriera da sportivo come calciatore. E’ una promessa, milita nella squadra giovanile dell’Abano ma a 13 anni un brutto incidente gli blocca il passaggio al Torino Calcio. Passa circa un anno e si avvicina al cicloturismo, seguito da Facco Santito che si accorge subito delle sue doti naturali e lo presenta alla G.S. Saccolongo, con cui iniziano i primi successi.

A 14 anni come Esordiente cominciano le vittorie sia a livello nazionale che internazionale. Nel 1988 passa Juniores con la Biemmezeta Monselice e tra le numerose vittorie mi piace ricordare 2 titoli Italiani ed uno Europeo oltre al 4° posto ai Campionati Mondiali su Pista.
Nel 1989 passa poi alla squadra Toscana Edilmannucci 3 Colonne ed ottiene una trentina di vittorie su strada e su pista tra cui 3 Campionati Italiani in Pista ed il Campionato Italiano a Cronometro su strada.
Nel 1990 inizia la sua avventura tra i dilettanti , nella gloriosa Zalf Fior ed al primo anno ottiene 4 vittorie su strada , 2 Campionati Italiani in Pista ed un Campionato Europeo con la Nazionale. La stagione successiva lo vede vittorioso in 5 gare su strada tra cui spicca la Coppa Bucci , gara Internazionale in Toscana. Da qui i contatti con la Gatorade , squadra professionistica dove milita anche un certo Gianni Bugno, che lo opziona per il passaggio l’anno successivo.
Ma purtroppo, l’anno dopo a Mosca in ritiro con la Nazionale della Pista lo colpisce improvvisamente un feroce ed inaspettato mal di testa che lo destabilizza sia fisicamente che moralmente. Una terribile malattia lo colpisce ed è costretto ad abbandonare una carriera che lo avrebbe portato al professionismo di alto livello per combattere una battaglia ben più importante, sconfiggere un “brutto male”. Inizia così un calvario che lo porta verso cure devastanti e una operazione ad alto rischio, dalla quale esce debilitato ma vincente. Ricorda, in una intervista fatta da Roberto Vecchiato di Ciclocolor, come i veri amici sono stati la sua forza, primo fra tutti suo padre Tiziano ma anche il “Pirata”, Marco Pantani e per non dimenticare compagni di Nazionale, Ivan Cerioli, Giovanni Lombardi, Marco Villa, Ivan Beltrami, Silvio Martinello, il CT Dario Broccardo, Sergio Bianchetto, il mio patron Egidio Fior.

Un calvario dal quale esce vittorioso, con le braccia alzate, a un traguardo che conclude una malattia e lo riporta, con lunghi sacrifici alla vita normale e alla ripresa dell’impegno sportivo. Si lega a Barbara Milani, sua compagna per la vita e lentamente ritornano i risultati. La sua carriera da professionista non ha seguito, ma i successi che ottiene sono importanti e torna a vincere su più fronti. “Era il giugno del 1993 mi attaccai il numero sulla maglia della Egi Zanotto di Vicenza ed il 15 di agosto dello stesso anno arrivai primo alla gara di Guastalla lunga 180 km. Telefonai subito a mio papà , che era rimasto a casa, e piangemmo insieme al telefono. Da qui cominciò la mia rinascita, nel 94 sempre con la Egi Zanotto vinsi 4 gare ed altrettante nel 95 con la Caneva.

Foto di Marina Redolfi Tezzat

Nel 96 e 97 con la Pasta Montegrappa, vinse i Campionati Italiani in Pista nel Km da fermo e nel quartetto e l’anno successivo vinse la prova di Coppa del Mondo con la Nazionale a Kotbuss in Russia”. Appare in numerose trasmissioni televisive, sia sulla Rai che su Mediaset e la sua storia commuove ed è da sprone a combattere le avversità della vita a molti. Uno tra questi il figlio di un suo caro amico, che ha soli 6 anni lotta con la leucemia al quale si lega e lo accompagna verso la vittoria, trainandolo in quella difficile prova come un gregario, come un campione quale è. Mi fa piacere raccontare questa storia, che profuma di sacrificio, amore per la vita e per lo sport. Ieri, in quella Sala Rossa di Bordighera, in mezzo a tanti sportivi che si avvicendavano a ritirare i premi, con il passo segnato dalle fatiche di questa tre giorni, si è respirata l’aria di una profonda umanità, dell’impegno di ogni singolo atleta nella sfida di ogni giorno, pedalata dopo pedalata, per raggiungere il proprio risultato, qualunque esso sia. Tanti giovani presenti, ma anche molti “non più ragazzi”, accomunati da una passione e tanta voglia di vivere.

(si ringrazia Ciclocolor.com per i dati raccolti)