Per fortuna la tubercolosi non sempre è contagiosa. Il 29 gennaio ci hanno chiamato per soccorrere un ragazzo che da 3 giorni era bloccato sul fiume con febbre alta e dolori al petto, ma la storia in realtà ha inizio diversi mesi fa, quando un giovane migrante venne ricoverato in Francia per tubercolosi.

Il giovane A. dopo la diagnosi venne trasferito all’ospedale di Sanremo perché aveva già lasciato le impronte in Italia, qui, non riuscendo ad accettare che tutti i suoi sforzi per ricongiungersi con familiari e amici fossero stati vani, decise di scappare per dirigersi a Monaco.

A. venne nuovamente fermato dalla polizia e a nulla valse avvisare della sua malattia, non sappiamo se non gli si credette o se a causa dell’assenza di interpreti non riuscirono a capirlo, gli venne comunque fatta passare una giornata chiuso in uno dei container della frontiera e poi venne fatto salire su un pullman diretto a Taranto con un’altra cinquantina di ragazzi.

A. è riuscito a tornare a Ventimiglia e, nonostante le suo condizioni si stessero di nuovo aggravando, decise di accamparsi sul fiume, dove alcuni suoi connazionali tentarono di convincerlo a farsi curare. Quattro giorni fa alcuni volontari vennero informati del fatto che il ragazzo poteva avere la tubercolosi ma, anche questa volta non sappiamo se per l’incompatibilità linguista o per cos’altro, i volontari consigliarono solo di farsi prescrivere un medicinale per l’influenza nel campo della croce rossa.

A. sentendo nominare la croce rossa è entrato nel panico e, sempre più convinto che morire fosse meglio che veder fallire il viaggio, decide di nascondersi dall’occhio di qualsiasi “bianco”, così si trasferisce in una baracca a quasi 3 km dall’insediamento principale insieme ad un’altra ventina di ragazzi malati che erano stati indirizzati al campo della croce rossa.

Negli ultimi quattro giorni, complice anche la domenica non lavorativa di mezzo, nessuno ha più pensato ad uno dei tanti “neri con l’influenza”. Fino a questa mattina, quando il cuore di A., tachicardico per la febbre, ha saltato un battito. Niente di grave ma A. si convince che il suo cuore stia per fermarsi e davanti la prospettiva della morte capisce di voler vive. Alcuni ragazzi ci chiamano spaventati dicendo di aver bisogno di un medico, A. ha la febbre alta e non riesce a camminare con le sue gambe, così lo portiamo imbraccio fino al gardreil dove un’ambulanza viene a prenderlo.

In ospedale viene confermata la diagnosi di tubercolosi, fortunatamente di un tipo non contagioso, ma viene da domandarsi: quanta gente sarebbe stata esposta al virus se la TBC fosse stata contagiosa? Quanti migranti, volontari e lavoratori avrebbero rischiato di ammalarsi nell’indifferenza di governo e prefettura? Quanti altri morti di indifferenza devono ancora esserci prima di capire che così non si può andare avanti?

Associazione Alharaz