Il livello di pericolosità raggiunto nelle carceri liguri è elevato.
Un brutto episodio è avvenuto a Sanremo – commenta il SAPPe della Liguria – un detenuto di origine albanese ed ergastolano da un curriculum delinquenziale di tutto rispetto, allontanato da più istituti, ha scagliato contro l’agente di turno un peso di 2 Kg utilizzato nella palestra a loro destinata.
L’agente è riuscito a schivare ma sale la rabbia della Polizia Penitenziaria di Sanremo sentendosi abbandonata dalla Direzione e comandante che sino ad oggi non sembra che abbia dimostrato interesse verso l’incolumità del personale e cercato soluzioni.
Ormai a Sanremo i detenuti non rispettano più le regole e basta poco per suscitare la loro reattività sempre contro il poliziotto.
Oggi – afferma il SAPPe – la presenza della Polizia Penitenziaria all’interno delle carceri è inutile in quanto gli hanno fatto perdere il loro istituzionale ruolo di rispetto delle regole e garante della sicurezza. Questo è un fallimento sotto gli occhi di tutti ma nessuno fa niente ed il SAPPe della Liguria propone l’uscita della Polizia Penitenziaria dalle carceri.
Gli episodi a Sanremo ed in tutta la Liguria, sono sempre eclatanti: siamo andati dalle secchiate d’acqua lanciate verso il personale, ad aggressioni, risse e quanto di più indescrivibile si possa raccontare.
Ma altri elementi negativi si innescano a Sanremo, infatti da oggi (30 settembre) l’unico psichiatra è assente per ferie e già i detenuti protestano, due di loro hanno ingerito delle pile ed hanno tentato il suicidio. Anche in questo caso la Direzione avrebbe dovuto prevedere la continuità della presenza dello psichiatra con una sostituzione.
Si sta organizzando una protesta esterna perché – afferma il SAPPe della Liguria – Tutto questo grava sulla Polizia Penitenziaria, il sistema penitenziario da rivedere. E’ necessario che i vertici dell’Amministrazione penitenziaria ammettano il fallimento di questa attuale gestione carceraria e rimedino prontamente convocando un tavolo sindacale. Come SAPPe diciamo certamente SI al rispetto della dignità dell’uomo in cella ma deve questa passare attraverso la capacità di poterla supportare con esperti, personale qualificato e strumenti adeguati. In Liguria notiamo un’assenza di attenzione da parte dei vertici torinesi geograficamente troppo distanti dalla Liguria.