Come si suol dire, “passata la festa, gabbato lo santo”.
Dopo l’esposto alla Procura firmato da praticamente tutte le famiglie del piccolo paese di confine, per chiedere l’intervento della magistratura al fine di accertare le responsabilità di chi doveva preservare l’ambiente dalla sporcizia e non l’ha fatto, sembrava che qualcosa si fosse mosso: infatti dopo un mesetto una squadra d’intervento era arrivata in pompa magna a pulire, e (a giudicare dall’attrezzatura) sembrava che facessero sul serio, invece è bastato un giorno per fargli passare tutto l’entusiasmo. Un giorno, due e poco più.

Da allora i rifiuti hanno ripreso a finire dove capita (in realtà non hanno mai smesso, dal momento che nessuno ha mai pensato di installare dei bidoni per gettare vestiti, bottiglie di plastica e altri rifiuti, e magari anche dei cartelli per spiegare cosa sono e come si usano in particolare ai migranti).
Poteva farlo il Sindaco, o meglio, poteva ordinare alla Docks Lanterna di farlo, e non l’ha fatto.
Poteva farlo il presidente della provincia Fabio Natta, e non l’ha fatto.
Poteva farlo Toti, ai sensi dell’articolo 191 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, che permette “ai sindaci, ai presidenti di provincia e ai presidenti della giunta regionale di emettere ordinanze contingibili e urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti (…) garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente”: in particolare il comma 2 stabilisce che “entro centoventi giorni dall’adozione delle ordinanze di cui al comma 1, il presidente della giunta regionale promuove ed adotta le iniziative necessarie per garantire la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti”.
Visto che ormai i centoventi giorni sono passati, tramite l’ On. Alberto Zolezzi che con grande disponibilità si è prestato a fare da portavoce alla comunità di confine, abbiamo pensato di chiedere al Ministro Galletti, se per caso volesse pensarci lui, magari mentre prepara le valige, visto che. in caso di inutile decorso del termine e di accertata inattività, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare deve diffidare il presidente della giunta regionale a provvedere entro sessanta giorni e, in caso di protrazione dell’inerzia, può adottare in via sostitutiva tutte le iniziative necessarie ai predetti fini.
Ormai da anni il comune di Ventimiglia è meta di migranti di varie nazionalità: come è noto, la convenzione di Dublino impedisce all’Italia di lasciare i migranti liberi di raggiungere i Paesi che vorrebbero e la conseguenza di ciò è il fatto che i migranti che tentano di entrare in Francia “illegalmente” vengono forzatamente obbligati a rientrare in Italia, da dove provano ripetutamente a fuggire per raggiungere la Francia percorrendo altre vie, in particolare i sentieri che dalle frazioni di Grimaldi superiore e Mortola superiore vanno verso il viadotto autostradale dell’autostrada A10, all’uscita della galleria Grimaldi, direzione Francia.
E durante il tragitto verosimilmente si sbarazzano di tutto il superfluo gettandolo dove capita.
Se i migranti fossero lasciati liberi di raggiungere i paesi che vogliono senza dover rischiare la vita, tutto questo non succederebbe e in questo senso è giusta la manifestazione che si è tenuta a Mentone ieri.
Tanto per ricordare come sono andati i fatti, il 12 agosto 2017 alcuni cittadini si sono recati fino al suddetto viadotto con l’intenzione di documentare lo scempio ambientale conseguente ai prolungati abbandoni di rifiuti e all’inerzia da parte delle autorità competenti. Oltre al percorso illustrato nel video, anche tutto il tratto della strada statale Aurelia dalla frazione di Mortola inferiore fino al confine e tutti i sentieri nelle campagne fra Grimaldi inferiore e Grimaldi superiore è costantemente (e da anni) cosparso di rifiuti abbandonati: solo sporadicamente viene ripulita la zona immediatamente attigua alle frontiere di Ponte S. Luigi e Ponte S. Ludovico.
Oltretutto i suddetti sentieri si trovano, almeno in parte, nel sito d’importanza comunitaria IT 1315717 del Monte Grammondo e del torrente Bevera, nel quale sono presenti habitat di interesse prioritario. Come la Paeonia officinalis subsp. villosa, specie rara, proposta dalla regione Liguria per l’inclusione nell’allegato II della direttiva 92/43 CEE. Sono presenti inoltre diverse specie protette da direttive/convenzioni internazionali. Va evidenziata anche la presenza di Lacerta lepida (Timon lepidus), specie rarissima in Italia e avente in Liguria il suo limite orientale, per la quale si è proposto il riconoscimento (per le sole popolazioni italiane) come specie prioritaria.
Ci auguriamo che il Ministro, vista l’inerzia prolungata e immotivata delle autorità locali e regionali liguri, intenda prendere in mano la situazione, come la legge gli prescrive di fare, e magari, visto che siamo in periodo di legge Finanziaria, sarebbe bello che proponesse lo stanziamento di fondi straordinari per far fronte alle conseguenze ambientali nell’estremo ponente ligure causate dai fatti descritti.