Coldiretti Liguria: “Con desertificazione e cambiamenti climatici addio a un quarto della campagna italiana”

Cementificazione, tombamento dei fiumi, riduzione e abbandono della terra coltivata: un modello di sviluppo sbagliato ha tagliato, a livello nazionale, oltre ¼ della terra coltivata (-28%).

Riducendo la superficie agricola utilizzabile negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari: anche in Liguria, per l’economia locale e l’intera società, è necessaria una decisa inversione di tendenza in modo da poter fermare il consumo di suolo e valorizzare, inoltre, il patrimonio agroalimentare della regione.

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Coldiretti Liguria, cosa succede? (ANSA) RivieraPress.it

È quanto afferma Coldiretti Liguria in occasione della Giornata mondiale della desertificazione e della siccità istituita dalla Nazioni Unite (17 di giugno) e dedicata quest’anno a “Cibo, Mangimi e Fibre”, concentrandosi sulla relazione tra consumi, sfruttamento di suolo e desertificazione.

Le parole di Boeri e Rivarossa

Boeri e Rivarossa le parole
Boeri e Rivarossa parlano (ANSA) RivieraPress.it

“Tutti noi dobbiamo avere un comportamento verso l’ambiente rispettoso e sempre più sostenibile affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – in modo da poter conservare la produttività della terra, proteggere la biodiversità e affrontare i cambiamenti climatici. La continua espansione di superfici artificiali rischia di avere pesanti conseguenze su più fronti, visto che la disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico. La crisi COVID-19, inoltre ha reso evidenti le vulnerabilità dell’uomo e dei sistemi naturali, ma allo stesso tempo ha fatto emergere la centralità dell’agricoltura per garantire le forniture alimentari alle popolazione, ed anche per questo è fondamentale, difendere il nostro patrimonio agricolo e la disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola. Questi aspetti assumono una valenza ancora più significativa in una regione fragile come la nostra, dove la morfologia del suolo, associata all’abbandono delle terra e alla cementificazione smisurata della costa, l’hanno resa inadeguata ad adattarsi ai cambiamenti climatici di questi ultimi anni. Ora più che mai è importante intervenire con azioni concrete per riconvertire, in maniera sostenibile, le terre abbandonate ed avere un cambio di passo nell’attività di prevenzione, potenziando, per esempio a livello nazionale, le infrastrutture per la raccolta delle acque piovane: non si può continuare sempre e solo a rincorrere l’emergenza”.

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