Il bacio non inquadrato tra Levante e Gaia accende il dibattito a Sanremo: distrazione tecnica o censura? Ecco cosa è successo davvero.
Possibile, mentre nel mondo soffiano venti ben più pesanti, perdersi in un bacio mai inquadrato? A Sanremo sì. Succede che sotto il palco dell’Ariston, nell’edizione più “sanremese” degli ultimi anni – quella che ha tenuto persino le polemiche sotto controllo – uno stacco di regia diventi il tema centrale di una settimana che sembrava scorrere senza scosse.

È accaduto durante la serata di venerdì: al termine dell’esibizione, Levante e Gaia si scambiano un bacio sulle labbra. La regia, però, in quel momento stacca sull’inquadratura larga, il cosiddetto “totalone”. Il pubblico televisivo non vede nulla. Bastano pochi secondi e sui social la parola “censura” rimbalza con una sicurezza che precede i fatti.
Le parole di Levante e la replica del regista
A spegnere subito l’ipotesi di un intervento deliberato è stata la stessa Levante: «nessuno sapeva avrei dato quel bacio, non l’avevo dato neanche in prova, non c’è stata censura o malafede: la malafede è di chi pensa sia cosa strana un bacio tra due sorelle come noi dopo un’esibizione così». Una presa di posizione netta, che sposta il piano dalla polemica politica a quello, più semplice, dell’imprevedibilità della diretta.
Anche il regista Maurizio Pagnussat, storico uomo di fiducia di Carlo Conti, ha chiarito la dinamica prima di chiudersi nel silenzio dell’ultima serata: «Ma quale censura del bacio, anzi. Mi sarebbe piaciuto riprenderlo, l’avessero fatto un attimo prima […] Mi sono distratto, forse c’è bisogno di un regista più giovane – la battuta – ma c’è un rituale per il cambio di palco e non ho avuto la prontezza di non staccare».
La spiegazione tecnica è lineare: lo storyboard della regia prevede, in quel punto preciso, un’inquadratura larga per il cambio scena. Un automatismo quasi chirurgico. Il bacio arriva fuori copione, fuori prova, fuori schema. E in diretta, quando esci dal binario, non sempre riesci a rientrarci.
È davvero tutto qui? Probabilmente sì, almeno sul piano fattuale. Eppure la vicenda ha avuto un’eco sproporzionata rispetto all’accaduto. Perché Sanremo non è solo uno spettacolo, è un termometro. E ogni gesto, ogni omissione, ogni dettaglio viene letto come segnale.
Un Festival normalizzato e quello che verrà (con De Martino)
In questa edizione si è avvertita una precisa volontà di tenere il Festival su toni misurati. Poche frizioni, nessun detonatore mediatico come accadde nel 2023 con l’episodio di Rosa Chemical e Fedez. Un Sanremo che ha scelto di essere, prima di tutto, canzone e rituale. Forse anche per questo il bacio mancato è diventato simbolo di qualcosa di più grande: la paura di rompere l’equilibrio.
Nel frattempo, sul palco è arrivata anche l’investitura ufficiale di Stefano De Martino come futuro padrone di casa dell’Ariston. E mentre si chiude il “Conti bis”, si apre inevitabilmente la discussione su che forma prenderà il Festival nei prossimi anni, soprattutto in un 2027 che coinciderà con un anno elettorale.





