Respinto dal pullman per 2,50 euro: a 17 anni rischia 13 km a piedi tra Campiglio e Pinzolo

A Pinzolo un 17enne con abbonamento valido rischia 13 km a piedi: la card non viene letta, niente pagamento elettronico e interviene un passeggero.

Un’altra corsa, un altro stop improvviso. Cambia il luogo, non la sostanza. Dopo il caso del ragazzino costretto a camminare per chilometri nel Bellunese perché sprovvisto del nuovo titolo di viaggio olimpico, una storia molto simile riaccende la discussione in Trentino. Questa volta succede a Pinzolo, con un 17enne che rischia di restare a terra sull’ultima corriera serale dopo un problema tecnico e una risposta che suona come una condanna: «Mi dispiace, te la puoi fare a piedi».

Respinto dal pullman per 2,50 euro: a 17 anni rischia 13 km a piedi tra Campiglio e Pinzolo – rivierapress.it

La scena è semplice e, proprio per questo, fa rumore. È domenica 1 febbraio quando Fabrizio, 17 anni, rientra da Madonna di Campiglio verso Pinzolo. Sta svolgendo uno stage in albergo e nel giorno libero aveva deciso di salire a Campiglio in corriera. In tasca ha un abbonamento regolare, valido fino al 31 agosto. Il punto è che, al momento della salita a bordo, il sistema non riesce a leggere la smart card.

A quel punto l’autista chiede l’acquisto del biglietto da 2,50 euro. Non c’è alcun rifiuto: Fabrizio prova a pagare con il bancomat, perché non ha contanti con sé. La risposta però è secca: pagamento elettronico non disponibile. È qui che la vicenda si incastra. Da un lato un minorenne con un titolo di viaggio in regola che non viene riconosciuto dalla macchina. Dall’altro l’impossibilità di pagare in modo tracciabile e rapido, come ormai accade ovunque. Nel mezzo, una strada lunga e fredda, perché si tratta dell’ultima corsa e davanti ci sono tredici chilometri.

Quando Fabrizio chiede una soluzione, arriva la frase che scatena l’indignazione: «Mi dispiace, te la puoi fare a piedi». Un epilogo che, in pratica, scarica su chi viaggia la somma di due problemi: il guasto della lettura della tessera e l’assenza di un’alternativa immediata per pagare. È un passaggio che pesa, soprattutto perché riguarda un ragazzo da solo, di sera, in pieno inverno.

Il gesto del passeggero e lo sfogo della madre

A evitare che la storia finisca nel peggiore dei modi è l’intervento di un passeggero, un turista diretto a Trento, che paga di tasca propria il biglietto e consente al ragazzo di tornare in hotel. Un gesto gratuito, istintivo, quasi “normale” nel senso più bello del termine. Eppure decisivo.

A raccontare l’episodio è la madre, Rosaria Motisi, che lo definisce «grave e inaccettabile», anche per come sarebbe stata gestita la fase successiva: contatti difficili con l’azienda di trasporto e, come unica risposta, l’invito a inviare una mail. Nel suo post ringrazia soprattutto la persona che ha aiutato il figlio: «Volevo fare arrivare questo post alla persona che è stata d’aiuto oggi pomeriggio a mio figlio».

La ricostruzione insiste su un dettaglio che rende la vicenda ancora più amara: all’andata, spiega, l’autista aveva fatto salire Fabrizio nonostante la card non funzionasse, con un atteggiamento descritto come gentile. Il problema si ripresenta al ritorno, sull’ultima corsa delle 18.03, e lì cambia tutto. «Non hanno il pagamento con le carte e la risposta è stata chiara: “Mi dispiace, te la puoi fare a piedi”».

La madre racconta lo smarrimento del figlio: «È l’ultima corriera, sono solo, c’è tanta strada a piedi». E sottolinea l’umanità del passeggero che ha pagato senza chiedere nulla: «Non ha voluto neppure l’Iban, lo ha fatto con il cuore». Poi l’annuncio: «Denuncerò l’accaduto, non possiamo più accettare cose simili».

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