Depositata la denuncia dal Comitato per gli Immigrati

Dopo l’increscioso episodio del 27 gennaio u.s., avvenuto a Cogoleto durante la seduta di consiglio comunale mentre i tre Consiglieri, nelle persone di Francesco Biamonti, Valeria Amadei e Mauro Siri hanno fatto il saluto romano, il “Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione” ha presentato una denuncia ufficiale, depositata oggi nelle mani della Procura di Genova.

«Quel saluto è un gesto legato alla simbologia fascista ed il fatto che il tutto si sia svolto nel giorno della Memoria aggrava l’accaduto. Un esempio come quello che hanno dato i tre consiglieri, e dunque dal punto di vista istituzionale, è inaccettabile» – spiega la denunciante e Presidentessa del Comitato Aleksandra Matikj – «Inoltre, la seduta è stata trasmessa via streaming sui Social, dando così un modello di comportamento ripreso anche dal Sindaco stesso di Cogoleto Paolo Bruzzone che ha pubblicamente condannato quanto accaduto.

Il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti si è altresì pronunciato indignato, descrivendo il caso come un “Intollerabile offesa”.

La denuncia è stata presentata per i reati di cui agli articoli 4 della legge 20 giugno 1952, n. 645, anche detta Legge Scelba, attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, 3 D. L.vo 122/1993, art. 1 della legge 205 del 1993, la legge 25 giugno 1993, n. 205, emanata con il decreto legge 26 aprile 1993 n. 122 – convertito con modificazioni in legge 25 giugno 1993, n. 205 – è nota come legge Mancino, l’art. 414 del vigente codice penale italiano, 595 c.p. ed ogni altra fattispecie che le autorità giudiziarie di Genova vorranno ravvisare affinché i responsabili delle condotte vengano perseguiti e puniti a norma di legge.

Nel 2018 siamo stati i primi in Italia a denunciare CasaPound in quanto partito politico di matrice neofascista, gli stessi che successivamente erano arrivati addirittura a minacciare pesantemente il Magistrato di Roma Dott. Eugenio Albamonte. Speriamo che questa volta la Procura di Genova prenda le misure necessarie per fermare una ormai diffusa modalità di pensiero, e dunque anche di azione», conclude la Matikj.