Una vicenda che si trascina da anni e vede protagonista come parte lesa Aleksandra Matikj contrapposta alla ditta israeliana Zim di seguito gli aggiornamenti comunicati dalla parte lesa

La vittima:
“Ho rifiutato le avances sessuali, mi hanno rovinato la vita. Davo fastidio perché immigrata”

ecco gli aggiornamenti.

«Nell’anno del Covid, per ragioni organizzative del ruolo determinate dalla perdurante carenza di aule agibili, il Tribunale di Genova ha rimandato l’udienza di oggi, 26 gennaio all’udienza del 27 maggio 2021, in relazione alla vertenza di lavoro della Sig.ra Aleksandra Matikj, Contabile illegittimamente licenziata presso gli uffici della ZIM, Società israeliana di shipping» – dichiara l’Avvocato della parte lesa – «Questa causa a favore della mia Assistita, e con danni quantificati richiesti in complessivi euro 500mila per tutto il pregiudizio da lei sofferto, è stata proposta con un’unica denuncia per discriminazione, mobbing e demansionamento.

Dalle precedenti udienze, è stata sentita sia lei, sia il Legale rappresentante della Società, il quale ultimo però si è dichiarato non a conoscenza dei fatti di causa di fronte alla Giudice.

Va ricordato come nel 2013 la Sig.ra Matikj è stata denunciata con sette capi di accusa proposti dalla ZIM, ragione per la quale per lei sono stati proposti, dall’allora Pubblico Ministero ed attualmente il Procuratore capo Francesco Cozzi, 8 anni di pena massima e 6 mesi di carcere. Di quel processo, per calunnie rivelatesi poi non esistenti, resta oggi soltanto una semplice e presunta diffamazione per la quale però si è già proceduto a chiedere la Revisione del processo, affinché lei andasse assolta completamente dal momento in cui si è sempre e soltanto difesa dai continui attacchi altrui.

Sempre per quelle diffamanti incriminazioni del 2013 dell’Azienda israeliana, allora diretta a livello nazionale dal Sig. Gabriele Parodi, conosciuto a tutti come portavoce di CasaPound, movimento fascista con gli slogan “PRIMA GLI ITALIANI”, attualmente risulta un Procedimento penale per FALSE TESTIMONIANZE (art. 372 – CP110).

Risulta, inoltre, un altro Procedimento penale per FALSE DICHIARAZIONI O ATTESTAZIONI IN ATTI DESTINATI all’Autorità giudiziaria (CP art. 374 BIS).

Anche perché, prima di dover affrontare un processo tanto ingiusto, quanto gravoso e con tale processo divulgato sui giornali che hanno pesantemente colpito l’immagine pubblica, sociale e lavorativa della Sig.ra Matikj, lei ha sempre avuto una fedina penale immacolata.

Quelle tanto ingiuste imputazioni hanno rovinato la vita e l’esistenza di Aleksandra che nel frattempo ha subito, insieme alla famiglia, un’enorme quantità di perdite, dei danni che dopo 8 anni di incubo le spetterebbero per la Legge. Sarebbe il minimo dopo tutto quello che ha passato.

Intanto ci si riserva per le ulteriori azioni legali.»

«Ricordo come all’inizio, però anche poi per anni» – spiega Aleksandra – «le autorità giudiziarie non prendevano affatto seriamente quanto da me veniva dichiarato e denunciato, creandomi così degli ulteriori disagi e stati di ansia. Ero da sola con tutti contro di me. E, tristemente, chi avrebbe dovuto difendermi, si è scagliato anche contro la mia famiglia. Mi era crollato il mondo addosso, ero terrorizzata. Ho vissuto per anni in questo modo. Se mi avessero creduta all’epoca, molto probabilmente non avrei perso di seguito tutto, la casa, la possibilità di laurearmi, di fare la carriera imprenditoriale, di ottenere la Cittadinanza italiana o di candidarmi alle elezioni politiche, la mia grande passione. Praticamente mi è stata proibita la crescita personale e, purtroppo, tuttora io non riesco a ripartire perché sono in attesa di avere Giustizia che io finora mai ho avuto in così tanti anni. Eppure, per denunciare, denunciavo. Ma non mi prendevano sul serio…

Oggi comunque vorrei dire a tutte le Donne che sono state vittime sul posto di lavoro di denunciare.

Oggi posso dire che la parte peggiore per me è stata ammettere di essere stata vittima di un ricatto sessuale perché, nonostante il fatto che io lottassi per me stessa, ho dovuto ammettere la mia debolezza e me ne vergognavo tanto. E non volevo che gli altri mi vedessero tanto fragile. Ma era un passo da compiere, il primo, quello più importante. Fatelo per voi stesse e denunciate.

Lottate per voi stesse. Per la vostra Dignità.

E per la Verità. Perché, prima o poi, arriverà la resa dei conti.»