“L’Ue faccia autocritica sui tanti problemi, evidenti, che affliggono il mercato interno. Se gli obiettivi che si prefigge la Commissione Europea sono creare crescita e occupazione, non si spiega perché a dicembre la Commissione abbia mandato una lettera di messa in mora all’Italia sull’estensione quindicennale delle concessioni marittimo-demaniali. Il Governo Pd-M5s è colpevole di non aver difeso in Europa la norma voluta dalla Lega e dall’allora ministro Centinaio nella legge 145/2018. Infatti, interrompendo il dialogo che era stato aperto con la Commissione Europea da Centinaio e non portando avanti l’iter di riforma del demanio marittimo associato all’estensione, l’esecutivo di Giuseppe Conte ha fatto il male dei balneari italiani. Ma inviare una lettera di messa in mora durante una crisi senza precedenti, che ha messo in ginocchio le aziende del settore turistico, è un errore grave che oltre ai temi di merito, non tiene conto delle circostanze eccezionali e verso cui Roma deve assolutamente rispondere con fermezza a difesa della normativa italiana attualmente in vigore. Il Governo deve intervenire anche a livello nazionale dove, benché la giurisprudenza amministrativa stia dando ragione ai ricorsi degli imprenditori balneari che chiedono l’applicazione della proroga quindicennale, si stanno creando conflitti inter-istituzionali senza precedenti. Nella mia regione, la Liguria, la magistratura ha scritto ai sindaci chiedendo di non applicare l’estensione delle concessioni marittimo-demaniali al 2033, cioè di non applicare una legge italiana vigente. Siamo di fronte a un fallimento delle politiche del mercato interno europeo e del sistema di regole che si è data l’Europa. Purtroppo, l’applicazione della Direttiva Servizi pende come una spada di Damocle sugli imprenditori balneari, che spesso possiedono piccole imprese a gestione familiare. Il comparto del turismo è uno di quelli più colpiti dall’attuale crisi, non può e non deve essere abbandonato”.

Così si è espresso Marco Campomenosi, capo delegazione della Lega al Parlamento Europeo, nel suo intervento durante la sessione plenaria.