Solidarietà e piena adesione alla manifestazione degli studenti che manifestano per andare a scuola! Sembra un paradosso. Ma i ragazzi hanno molto da insegnarci. Due anni scolastici così faticosi – malgrado l’impegno e gli sforzi degli insegnanti – sono insostenibili per la crescita di un’intera generazione. La DAD (Didattica a distanza) è un modo di lavorare all’interno della didattica digitale, non è la scuola che trasferisce informazioni, competenze, educa e imposta le relazioni sociali, l’ identità,  la vita sentimentale ed emotiva dei giovani. Gli adulti – quelli dei convegni in cui si ripete il mantra “i giovani sono il nostro futuro” – stanno difendendo il proprio presente a spese dei ragazzi. I giovani usano l’autobus? Teniamoli a casa. Portano il contagio, si assembrano? Teniamoli in remoto. Anche chi come Toti e Cavo hanno fatto di tutto per tenere tutto aperto oggi sono prudenti, difendono la salute e quindi tengono i ragazzi a casa. Perché dopo un anno di pandemia non siamo in grado di organizzare la nostra comunità per consentire loro di vivere appieno il diritto costituzionale dell’istruzione? Eppure organizzando i trasporti pubblici locali (Regione e Comuni), attrezzando i plessi scolastici (Comuni e Province), gli orari e il calendario scolastico (autonomie scolastiche e Regioni), organici (Ministero), connessioni e strumenti (tutte le istituzioni) si poteva consentire alla scuola di lavorare in sicurezza. Ma i ragazzi non votano, non scendono in piazza in modo scomposto… purtroppo i giovani subiscono il fatto di essere il nostro presente.
Pippo Rossetti, consigliere regionale del PD ligure