Fissate le date del  Festival di Sanremo, l’attenzione mediatica si sposta ora sull’opportunità o meno di avere il pubblico dentro e fuori l’Ariston. Ipotesi caldeggiata dal governatore della Liguria Giovanni Toti, ma anche ipotizzata dallo stesso Amadeus. Eventualità che invece non convince per nulla i pubblicitari e gli esperti di comunicazione, sempre molto attenti alla kermesse canora dacché Sanremo è un enorme raccoglitore di budget pubblicitari (37 milioni di euro la raccolta della precedente edizione).

 “In un momento in cui la pandemia aggredisce, l’economia è in crisi e tutti, e nello specifico penso al mondo della cultura, spettacolo, eventi, intrattenimento è diligentemente fermo – commenta il presidente dell’ADCI Art Directors Club Italiano , l’associazione che da 35 anni riunisce i principali creativi e pubblicitari italiani – ipotizzare un Festival aperto al pubblico, peraltro in maniera molto forzata tra ‘bolle, navi da crociera, tamponi a gò-gò,  ci suona, per utilizzare un garbato eufemismo, come una nota stonata.

“Intanto – continua il presidente dell’ADCI – ritengo non ve ne sia bisogno: il Festival è uno show televisivo, non teatrale, cui certamente la presenza in platea di qualche centinaio di ‘privilegiati’ non aggiunge nulla.  Anzi, – continua Vicky Gitto – in quanto tale vive benissimo senza una claque e non ho dubbi che, come sempre, sarà visto e goduto da tanti milioni di italiani. Le moderne tecniche televisive, cinematografiche e mediatiche consentono tante interessanti soluzioni per comunque dare ritmo, fragore e attrattività alle serate della kermesse”.

 “Ma soprattutto – prosegue il rappresentante dei pubblicitari italiani, – ed è questo l’aspetto rilevante su cui invitiamo RAI, Amadeus e gli organizzatori del Festival, ma anche il governatore Toti che auspica platee aperte, a riflettere: che messaggio passerebbe a tutti gli italiani che stanno affrontando grandi sacrifici? Che musei, cinema, teatri e tutto l’indotto debbano diligentemente, come peraltro stanno facendo, starsene chiusi e invece il Festival di Sanremo…”

E’ tradizione, ed è anche simpatico, che la vigilia del Festival sia caratterizzata da piccole polemiche di costume “ma questa sul pubblico in sala, per quanto contingentato, vorremmo non proseguisse neanche come ipotesi proprio perché l’immediato effetto a cascata sull’opinione pubblica e sul settore del’intrattenimento è davvero incoerente con quello che invece dovrebbe essere il ruolo e l’esempio che va testimoniato con coerenza agli italiani tutti, soprattutto dalla RAI che è uno dei più potenti veicoli culturali nazionali in grado di incidere sui comportamenti degli italiani” .