L’agricoltura dica no al sovranismo. Un falso mito pericoloso. E’ necessario incentivare la biodiversità  per promuovere  le nostre aziende, le eccellenze locali  e guardare al futuro . Nel 2021 non ha senso parlare di sovranismo agricolo, alimentare e botanico, uno dei temi ricorrenti di questa  pandemia  è l’alimentazione; stiamo riscoprendo il piacere della cucina con  il pensiero di cosa mangiare, cosa comprare per aiutare le aziende agricole, cosa cucinare, senza conoscere  però molte volte cosa portiamo nei nostri piatti e se realmente sono prodotti sani e di qualità.  L’agricoltura che dobbiamo pensare ora a far crescere in futuro è quella che sa dare al tempo stesso garanzie ai consumatori circa la salubrità dei prodotti e sicurezza dal punto di vista ambientale. La genuinità degli alimenti è in ragione inversa del progresso; cioè quanto più è alto lo sviluppo tecnologico di un popolo, tanto più si accentuano le insidie alla sua alimentazione. Chi è il responsabile dei cibi non genuini che troviamo nelle nostre tavole, nei negozi e che quotidianamente consumiamo? Sono favorevole a mangiare italiano, ma preferisco prima di tutto mangiare sano e naturale, perché la nostra politica agricola in questi decenni non ha fatto nulla per difendere la biodiversità alimentare, oggi  l’agricoltura è in crisi non solo per l’emergenza Coronavirus e  molti cibi sono già irrimediabilmente scomparsi .
Questo e’ il periodo dell’anno in cui inizia a risvegliarsi la natura, insegniamo anche da casa ai bambini a riconoscere le piante, a studiarne le caratteristiche, se possibile anche a sporcarsi direttamente le mani al contatto con la terra  senza rimproveri, senza costrizioni senza quelle barriere che la natura per fortuna non conosce.
In Italia ci sono oltre 5000 specie botaniche non autoctone, cioè non originarie del nostro territorio ma arrivate in Italia grazie alla migrazione dei popoli, agli scambi commerciali o per casualità che quotidianamente noi consumiamo nelle nostre tavole, coltiviamo nei nostri terreni o ammiriamo nei giardini. Siamo però pronti a difendere a spada tratta il “Made In Italy”, parlando di mangiare cibo italiano e sovranismo alimentare senza conoscere però la Storia. Impariamo tutti quanti prima di tutto a mangiare sano a cucinare la cipolla egiziana ( che egiziana non è ) poi certamente anche italiano.

Marco Damele, scrittore, imprenditore botanico e tecnico biologico e di Camporosso in provincia di Imperia, è protagonista da oltre vent’anni nel mondo della floricoltura del ponente ligure. Dai premi nazionali e internazionali ricevuti per la sua coltivazione di verde ornamentale, dopo un arricchimento professionale alla guida dei giovani agricoltori, ha orientato l’attività dell’azienda sulla ricerca e coltivazione delle antiche varietà orticole, di cui per via della moda, dei gusti e della richiesta di mercato si erano letteralmente perse le tracce. In particolare ha studiato e reintrodotto la cipolla egiziana ligure (Allium cepa viviparum), diventata in poco tempo preziosa ed autentica testimone della biodiversità del Ponente ligure.
Marco oggi è un contadino moderno, un custode della biodiversità, titolare di un’azienda all’avanguardia orientata al futuro che alterna alla coltivazione, anche una ricca attività di incontri e conferenze in giro per l’Italia. Per Edizioni Zem ha scritto nel 2017 e 2019 insieme alla giornalista Irina Reydes i libri “La cipolla Egiziana ” e “Una storia di agrobiodiversità del Ponente Ligure”, nel 2018 la sua prima raccolta di ricette vegetariane intitolata “Cucinare la Cipolla Egiziana” nel 2019 il ” Breviario di Agricoltura, biodiversità e tradizioni contadine” e appena pubblicato ” Il Giardino della Biodiversità”.