Le classi dell’Istituto Superiore “Fermi-Polo-Montale” di Bordighera e Ventimiglia e della Scuola Secondaria di primo grado “Ruffini” di Bordighera, diretti da Antonella Costanza, hanno seguito il terzo incontro relativo ai percorsi di Educazione Civica organizzato dalla Rete Antimafia di Brescia e dalla Radio Voce della Speranza di Catania dal titolo “La Memoria come valore” in diretta nazionale con Salvatore Borsellino, Piera Aiello e Silvia Camerino.
Il dibattito si è aperto con l’intervento di Salvatore Borsellino, ospite lo scorso anno degli alunni dell’Istituto Fermi Polo Montale, fratello del grande magistrato Paolo Borsellino, la cui missione di vita è ormai portare avanti la memoria del fratello. Egli ha innanzitutto ricordato come la casa di Paolo sia divenuta un museo aperto ai giovani ma che non vuole essere una semplice raccolta di cimeli, ma un luogo di memoria che richiami il grande amore che il magistrato provava per la sua città, un sentimento così profondo che gli impedì di vivere altrove e lo spinse a restare a Palermo con il desiderio di cambiarla e ripulirla da quel “cancro” rappresentato dalla Mafia che la stava uccidendo. Salvatore ha raccontato che invece lui aveva deciso di emigrare a Milano perché voleva dare un futuro migliore ai propri figli e perché stanco di vedere le strade della sua città sporche di sangue per i continui omicidi di mafia. Ha sottolineato, però, come la Mafia sia cambiata ed è ormai presente in tutta Italia, nella stessa Milano dove lui vive, dove si è infiltrata nel tessuto amministrativo e influenza scelte finanziare ed economiche ad alti livelli. Dopo la morte del fratello, Salvatore promette alla madre di dedicare il resto della sua vita a fare testimonianza, soprattutto tra i giovani, del lavoro di Paolo e decide di fondare il Movimento delle Agende Rosse (dalla famosa agenda scomparsa dall’auto del magistrato subito dopo il suo assassinio) con il quale si cerca anche di fare chiarezza sui mandanti di quel terribile attentato. Ha ricordato anche che, nonostante il fratello sapesse di morire (aveva chiesto con un urgenza al suo padre spirituale di raggiungerlo in procura per confessarsi,) era ottimista e nella sua ultima lettera scriveva che i giovani avevano iniziato ad interessarsi alla Mafia e a chiedere giustizia e di sicuro avrebbero portato avanti il cambiamento che lui aveva iniziato.
Durante l’incontro è stato anche presentato un brano di un giovane cantante siciliano Andrea James dal titolo “Amelia e d’Amelio” dove l’artista fa un parallelo tra la morte di Rita Atria e quella di Paolo Borsellino.
L’altra grande ospite dell’incontro è stata l’on. Piera Aiello, anche lei lo scorso ospite degli alunni dell’Istituto Fermi Polo Montale, la prima testimone di giustizia in Italia. Ha raccontato di quando, a 18 anni, fu costretta a sposare il figlio del boss Vito Atria, per evitare vendette sulla sua famiglia e quando, dopo cinque anni di matrimonio, il marito venne ucciso davanti ai suoi occhi e lei decise di raccontare tutto quello che sapeva ai magistrati, stanca di vivere in un ambiente violento dove vigeva solo la legge del più forte. Destino vuole che il procuratore a cui lei e la cognata, Rita Atria, fecero la deposizione fosse Paolo Borsellino, che si affezionò alle due ragazze, giovanissime ma coraggiosissime, come fossero sue figlie e si fece chiamare zio Paolo. Dopo l’omicidio del magistrato, purtroppo Rita non riuscì ad andare avanti, perché abbandonata e ripudiata dalla madre e da tutta la famiglia. A questo punto Piera dovette ricominciare una nuova vita, rinunciando alla propria identità in una località protetta. Solo di recente, decisa a scendere in politica per difendere i più deboli, ha riacquistato la propria identità. La sua rivincita è essere stata eletta con 25.000 preferenze nel regno di Matteo Messina Denaro. Ora la sua lotta si è spostata in parlamento dove si batte per far ottenere maggiori aiuti economici agli imprenditori vittime di racket che decidono di denunciare i loro estortori. Piera ha invitato i giovani a lottare per un modo più equo, a fare qualcosa di concreto per cambiare la nostra società che non deve per forza essere la denuncia di un boss mafioso ma aiutare chi ne ha bisogno, lottare affinché i diritti di tutti possano essere tutelati.
La giovane scrittrice Silvia Camerino ha, infine, presentato il suo libro “Un giorno questa terra sarà bellissima” in cui parla soprattutto del valore della memoria come resistenza, conquista di libertà, un processo continuo. Il suo libro è un esercizio di speranza, un desiderio di verità riflettendo sulla parola “strage” (riferita a via D’Amelio) e a tutte le vite e i sogni infranti in quell’episodio così tragico e doloroso.
Ha concluso l’incontro il prof. Belsito ricordando ai giovani che la Mafia non è un’entità astratta, ha diverse sfaccettature: riciclaggio, evasione, corruzione, ecomafia, una realtà ben radicata sul nostro territorio a livello nazionale. Il professore ha invitato, quindi, gli studenti a documentarsi, a indignarsi davanti a tale fenomeno, a lottare con coloro i quali cercano giustizia ed esercitano il valore della memoria.