«Il decreto legge “Ristori bis” ha parzialmente superato alcune criticità, ma mancano ancora molti codici della filiera e dei settori che hanno subito effetti negativi, collaterali e indiretti, dalle misure di restrizione e che riguarda in Liguria circa 3.569 imprese. Per questi motivi la battaglia di Confartigianato continua al Senato dove il testo è approdato in queste ore». È questo il commento di Luca Costi, segretario di Confartigianato Liguria, in occasione dell’avvio del percorso di conversione in legge dei decreti Ristori.

Il decreto legge Ristori bis, che dovrebbe entrare nel primo decreto come emendamento del governo, ha inserito alcuni settori precedentemente esclusi, quali, per esempio, i fotografi, gli autobus operator e le attività di ristorazione senza somministrazione, per un totale di 3.274 imprese liguri beneficiate dalla modifica. Per loro l’associazione chiede solamente l’innalzamento della percentuale di ristoro dal 50% al 150%.

Tra le modifiche chieste dalla Confartigianato, tramite puntuali emendamenti, l’aggiunta alla filiera del comparto alimentare anche delle imprese operanti nel settore delle fiere, degli eventi e del wedding, interessati dalle nuove misure restrittive.

Viene anche chiesto di riconoscere la non imponibilità ai fini delle imposte dirette e Irap di tutti i contributi e indennità, da chiunque erogati, in relazione all’emergenza epidemiologica da Covid-19 a favore di imprese e lavoratori autonomi. Ciò al pari di quanto previsto per le principali misure di sostegno di carattere nazionale, introdotte dal legislatore. Per la parte del lavoro, si chiede invece di escludere dal divieto i licenziamenti intimati, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere.

Passando ai codici di attività, si chiede l’inserimento nel decreto del 14.13.20, relativo a sartoria e confezioni su misura di abbigliamento (limitatamente al confezionamento di abiti da sposa, da cerimonia e da sera), con un ristoro del 100%: in Liguria sono 722 imprese, di cui 418 a Genova, 118 a Imperia, 75 alla Spezia e 111 a Savona. Imprese che hanno comunque subito un rilevante calo del fatturato direttamente correlato alle limitazioni imposte alla circolazione delle persone e allo svolgimento delle attività legate alle cerimonie e agli altri eventi in generale.

Altro settore colpito da un rilevante calo di fatturato direttamente correlato alle limitazioni sulla circolazione delle persone e sullo svolgimento delle attività legate alla chiusura di cinema, teatri, fiere e altri eventi, nonché allo smartworking, è quello della comunicazione. Per questi motivi Confartigianato chiede l’inserimento dei seguenti codici:

59.11 – Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, che conta in Liguria 263 imprese, di cui 156 a Genova, 39 a Imperia, 33 alla Spezia e 35 a Savona.

74.20.20 Laboratori fotografici per lo sviluppo e la stampa; 18.1 Stampa e servizi connessi alla stampa; 18.2 Riproduzione di supporti registrati; 74.10 Attività di design specializzate con 829 imprese a Genova, 149 a Imperia, 189 alla Spezia e 219 a Savona, per un totale di 1.386 in Liguria.

70.21.00 pubbliche relazioni e comunicazioni, che conta 258 imprese in Liguria (Genova 161, Imperia 28, La Spezia 43 e Savona 26).

Infine, colpite anche le attività relative al codice 96.01.20, le lavanderie professionali, che insieme alle lavanderie industriali (già inserite nel decreto) hanno comunque subito un rilevante calo del fatturato direttamente correlato alle limitazioni imposte alla circolazione delle persone e allo svolgimento delle attività legate alle fiere e agli altri eventi in generale, oltre che alle attività della ristorazione. Si tratta di realtà che sono state anche danneggiate dall’ampio ricorso allo smartworking, che ha ulteriormente ridotto l’utilizzo dei servizi delle lavanderie. In Liguria il settore conta 940 imprese, di cui 487 a Genova, 156 a Imperia, 110 alla Spezia e 187 a Savona.