SARS-CoV-2, l’agente della pandemia di COVID19, e’ un virus nuovo, ed e’ interessante seguire come le sue carte vengano scoperte a poco a poco. Per non essere travolti dalla quantita’ di informazione spesso aneddotica esplosa nell’ultimo mese, meglio affidarsi a quanto viene pubblicato sui grandi giornali medico-scientifici che filtrano il materiale che ricevono e danno voce pubblica a quello con credibilita’ scientifica.

La conoscenza sulle possibili modalita’ di trasmissione del virus sta evolvendo. Resta fermo che il maggior meccanismo di contagio e’ rappresentato dalle goccioline che si liberano nell’aria quando una persona con l’infezione tossisce o starnutisce. Le goccioline sono relativamente pesanti, e riescono a viaggiare solo a breve distanza prima di essere atterrate dalla forza di gravita’. Ecco l’importanza del distanziamento sociale!

Ma un articolo sul New England Journal of Medicine (NEJM) del 18 Marzo 2020 documenta che SARS-CoV-2 puo’ rimanere vitale nell’aerosol. L’aerosol e’ quell’insieme di microparticelle solide e liquide (polvere, fuliggine, acqua) che forze fisico-chimiche mantengono sospese nell’aria; conosciamo questi inquinanti anche come “polveri sottili”, e sappiamo che piu’ le particelle sono piccole piu’ riescono a raggiungere in profondita’ l’apparato respiratorio. Gli esperimenti riportati dal NEJM hanno mostrato che SARS-CoV-2 sopravvive per piu’ di 3 ore nell’aerosol di particelle piu’ piccole di 5 micron, quelle che raggiungono i bronchi e i polmoni.

Questo vuol forse dire che rischiamo il contagio se per la strada inaliamo l’aria contaminata un’ora prima da un colpo di tosse, o anche solo dalla respirazione, di un ignoto con COVID-19? E’ molto improbabile. I dati clinici ci dicono che la trasmissione del virus nella grande maggioranza dei casi e’ tracciabile a persone specifiche. Quindi, in generale, gli incontri responsabili della trasmissione non sono quelli con l’aria aperta, ma quelli con le persone vicine.

Tuttavia ci sono motivi per voler parlare del virus nell’aerosol. Misurazioni fatte a Singapore nelle stanze di pazienti con COVID-19 non hanno trovato il virus nell’aria, ma lo hanno trovato su varie superfici, inclusi i ventilatori. A proposito di superfici, lo stesso articolo del NEJM citato sopra ci informa che se le superfici sono plastica o acciaio, il virus vi sopravvive anche per 3 giorni, pur dimezzando la sua concentrazione ogni 6 ore circa. E dalla Cina viene segnalato che virus vitale e’ stato trovato nell’aerosol nelle vicinanze dei bagni di pazienti con COVID-19.

L’insieme di questi reports da 3 informazioni utili. SARS-CoV-2 (i) sopravvive nell’aerosol, ed eventuamente si deposita su superfici e oggetti in cui si imbatte, (ii) rimane vitale su plastica e acciaio per giorni, e (iii) puo’ trovarsi nelle feci. L’ultima osservazione non sorprende perche’ la proteina che funziona da porta d’ingresso per il virus nelle cellule umane e’ presente anche sulle cellule dell’intestino, oltre che dei polmoni. E la diarrea e’ uno dei sintomi del COVID-19.

A livello pratico, queste conoscenze fanno capire due cose fondamentali. Primo come sia facile per l’infezione espandersi velocemente in ambienti chiusi e con molte persone quali un Ospedale o una Casa di Riposo – il virus rimane vitale mentre passa dal respiro (o dalle feci) all’aerosol, da li si deposita su superfici, le superfici vengono toccate dalle mani di tanti, che poi portano in giro il virus dovunque etc.). Secondo, che e’ VITALE l’igiene delle mani e delle superfici raccomandata dalle autorita’ fin dall’inizio di questa epidemia. E infine queste conoscenze sono una sollecitazione ai Comuni a implementare pulizia accurata dei bagni pubblici e a fornirli di sapone con continuita’ appena torneremo a circolare un poco di piu’ per le citta’.

Mara Lorenzi, medico e ricercatore