Possiamo ancora parlare di  Floricoltura del ponente ligure in un territorio dove giornalmente cancelliamo biodiversità, tradizione e cultura della terra? L’attenzione per i fiori non può essere puntata su Sanremo sempre e solo in occasione del Festival e del corso fiorito dove il richiamo di migliaia di visitatori porta alla ribalta un settore, quello ago-floricolo, per molti in crisi e da anni in cerca di soluzioni per sopravvivere. L’evento canoro dovrebbe costituisce il trampolino per la promozione di un territorio vivo ed attivo tutto l’anno che necessita assolutamente di essere rilanciato per tornare a ricoprire il ruolo di leader nei settori turistico e florovivaistico esattamente come era fino agli anni 90. Ad oggi per il comparto agricolo si fa ancora troppo poco, mancano mostre ed esposizioni agricole di richiamo internazionale capaci di coinvolgere abitanti e turisti; nella nostra provincia ci sono le potenzialità e devono essere valorizzate. Non devono essere la singola città o il singolo comparto a muoversi, bensì uno sforzo collettivo partendo proprio dai singoli agricoltori. Il frutto della sinergia di persone ed istituzioni dell’intero territorio ligure che unendosi potrebbero ridare linfa nuova e rilanciare la regione attraverso le produzioni d’eccellenza e l’ospitalità.
Proprio dal fiore e dalla biodiversità del territorio che deve partire la rinascita. Attraverso una nuova forma di mentalità che veda la terra come un patrimonio da conservare e promuovere. I prodotti della terra come veicolo di conoscenza di un territorio e caratteristica fondante della Riviera dei Fiori e dell’intera Liguria. Le aziende agricole non sono industrie ma sono custodi di un territorio da decenni fragile e in balia delle condizioni atmosferiche.
A volte dimentichiamo che l’agricoltura è il settore primario. A volte dimentichiamo che senza agricoltura in Provincia di Imperia e di conseguenza in tutta la regione saremmo tutti un po’ più poveri. Pensare a misure concrete di tutela della biodiversità locale, incentivare e favorire l’insediamento dei giovani in agricoltura, il problema dell’abbandono delle campagne, il ruolo degli orti comunali come aggregazione sociale e intergenerazionale, promuovere il territorio con quello che naturalmente il territorio ci offre. Chi visita la Riviera, ritornando a casa deve poter ritrovare le stesse sensazioni nelle eccellenze che sono prodotte qui, unicità legate al territorio che aiutino il desiderio di ritornare e promuovere la nostra zona.

Marco Damele, perito agrario, scrittore, imprenditore floricolo e tecnico biologico e di Camporosso in provincia di Imperia, è protagonista da oltre vent’anni nel mondo della floricoltura del ponente ligure. Dai premi nazionali e internazionali ricevuti per la sua coltivazione di verde ornamentale, dopo un arricchimento professionale alla guida dei giovani agricoltori, ha orientato l’attività dell’azienda sulla ricerca e coltivazione delle antiche varietà orticole, di cui per via della moda, dei gusti e della richiesta di mercato si erano letteralmente perse le tracce. In particolare ha studiato e reintrodotto la cipolla egiziana ligure (Allium cepa viviparum), diventata in poco tempo preziosa ed autentica testimone della biodiversità del Ponente ligure.
Marco oggi è un contadino moderno, un custode della biodiversità, titolare di un’azienda all’avanguardia orientata al futuro che alterna alla coltivazione, anche una ricca attività di incontri e conferenze in giro per l’Italia. Per Edizioni Zem ha scritto nel 2017 e 2019 insieme alla giornalista Irina Reydes i libri “La cipolla Egiziana ” e   “Una storia di agrobiodiversità del Ponente Ligure”,  nel 2018 la sua prima raccolta di ricette vegetariane intitolata “Cucinare la Cipolla Egiziana” e fresco di stampa il suo ultimo libro ” Breviario di Agricoltura, biodiversità e tradizioni contadine”.