Dopo le perplessità del Codacons, che si è dichiarato addirittura pronto ad impugnare il contratto d’ingaggio della Ferragni di fronte alla Corte dei Conti e alla Procura (https://codacons.it/sanremo-codacons-no-a-chiara-ferragni-al-festival-e-modello-diseducativo-per-i-giovani/), gli esperti di media riflettono sulla paventata ipotesi di affidare alla famosa influencer la co-conduzione del imminente Festival di Sanremo. “Al di là del merito artistico della scelta, su cui non voglio entrare – spiega Davide Ciliberti della società di comunicazione Purple & Noise – bisognerebbe riflettere sul fatto che la bella Chiara è prima di tutto un brand; non a caso tra gli addetti al settore e non solo viene anche soprannominata Ferragni SpA. Quindi – continua l’esperto – pieno rispetto delle scelte del direttore artistico di Sanremo, però consapevolezza che così facendo si sta dando una grandissima visibilità ad un marchio e ad un’azienda”. E’ un po’ come se il valletto di turno lo facesse Giovanni Rana o, chessò, Roberto Carlino”

E vero pure  – continua Davide Ciliberti – che Ferragni attraverso la sua potenza di fuoco sui social potrebbe incrementare un po’ gli ascolti (già tanti, invero) del Festival Ma allora che almeno il contratto si prefiguri chiaramente come un accordo  di reciproco scambio di visibilità. Accordo nel quale, come nella natura del comarketing, per la sua partecipazione alla Ferragni non sia riconosciuto alcun emolumento“.