Dal 27 luglio al 12 agosto 2019 le fotografie d’arte “In controluce”, “Resiliente”, “Ricordi” della trentenne imperiese Giulia Quaranta Provenzano saranno in viaggio per il mondo: la prima tappa a Istanbul, poi il 1° agosto a Shanghai, il 6 agosto a Pechino e il 12 agosto a Tokyo. L’artista ligure, con le sue tre sopracitate opere infatti sarà impegnata quale Ambasciatrice d’Arte per la scuderia di Spoleto Arte in Asia. Le quattro esposizioni vedranno inoltre il contributo del figlio d’arte José Dalì, della giornalista RAI Antonietta Di Vizia, del fotografo di fama internazionale Roberto Villa e del curatore di mostre e grandi eventi Salvo Nugnes.  

Giulia, essere Ambasciatrice d’Arte cosa significa per lei? “Ritrovare una certa qual gioia di vivere, liberarsi da alcune catene del tempo e dello spazio perché proprio il Tempo è troppo spesso signore di ogni secondo e tanto sovente manipola le persone (me compresa!) che al suo severo ed impietoso altare sacrificano la vita …Io, per esempio, mi sono data un termine: o riesco a fare un significativo salto di livello quest’anno, per ciò che concerne gli ‘ingaggi’ quale fotografa, o dovrò darmi altre priorità. Ebbene, ecco come appunto il tempo sia l’assiduo boia delle mie giornate, maniaco del controllo e generatore di quel senso di colpa e d’impotenza per cui ho deciso che non sarà più sostenibile perseverare nel partecipare ad eventi dopo il 2019 se – a livello economico –  sterile. L’Arte, purtroppo, ha un costo materiale anche per gli artisti! Portare i miei scatti in giro per i continenti oggi tuttavia mi permette di sapere e dire col cuore più leggero che, a prescindere da come andranno le cose, un certo segno l’avrò comunque lasciato… e questo aver fatto ciò che mi piace e che reputo un impegno sociale a favore del bene aprirà sempre, almeno i ricordi, alla felicità”. 

Il Tempo, a suo avviso, dunque quale dittatore della modernità? “Sì, non di rado. E anche Tempo quale patrigno dell’ozio, ozio come fonte di creatività e produttività. Tempo che ha preso quale sua sposa la tecnologia così da produrre molto di più e più velocemente, ma che pur il maggiore tempo libero ha e si è paradossalmente trovato ridotto al suo servizio – uomini e donne controllati e controllori dell’orologio tanto da arrivare a considerare l’inattività un peccato e una deplorevole perdita di opportunità. Tutto ciò è deleterio, soprattutto se si radica quale senso di colpa negli artisti, che abbisognano invece della piacevolezza dell’oziare, del dormiveglia, dell’armoniosità nel non essere oberati dai termini del lavoro fisico per studiare, pensare e produrre conseguentemente arte e bellezza. Quando senza sosta affaccendati, di corsa e succubi di scadenze viene inibita ogni contezza e positiva idea”.

La Quaranta Provenzano riesce ad oziare? “GQP come molti porta dentro certe piccole e grandi ferite, che talvolta proiettano la loro ombra sul presente, sull’adesso però ho la forza della consapevolezza, mi rendo cioè conto che rancori e risentimenti renderebbero soltanto la mia esistenza cupa – gravando sul mio cervello fino a bloccare quella creatività che richiede ottimismo ed energia. È alla luce di ciò che m’impongo di oziare, di non crogiolarmi nella negatività, di non sentirmi vittima e di non rimuginare in modo passivo su quanto è passato per concentrarmi al contrario nel cogliere l’attimo con piacere ed impegnarmi in quello che ancora si può realizzare di buono per la prima persona e per gli altri. Quando di sera torno a casa, dopo una giornata lavorativa stressante e distante dalle mie Passioni, talune volte persino assai mortificante il personale impegno non ricambiato in soddisfazioni da parte di clienti e potenziali, non di meno non rinuncio mai a leggere d’Arte, a scrivere alcuni pensieri e poesie, a scattare ed elaborare foto, a riflettere perché è quanto mi fa sentire bene a prescindere dal desiderio di affermazione a tutti i costi, dall’ansia di avere un’immagine e di dimostrarmi ‘vincente’ e ‘di successo’”.