La Liguria continua a perdere le figure di eccellenze di quello che è il perno del sistema sanitario regionale: il San Martino. Professionisti che hanno dato lustro a questo ospedale come Paola Queirolo: punto di riferimento per i melanomi e i tumori cutanei in Italia e, da pochi giorni, a capo del settore dell’Ieo, l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dopo 30 anni al San Martino, dove fino a poco tempo fa guidava l’Unità Operativa Tumori Cutanei dell’IRCCS Policlinico.

 Purtroppo il trasferimento di Queirolo a Milano è solo l’ultimo di lunga serie, preceduto, per fare un solo esempio, da Giovanni Ratto, specialista del tumore al polmone. Come ha chiarito in una recente intervista a Repubblica Queirolo ha detto di essersi trasferita all’Ieo perché al San Martino non c’era più la possibilità di intravedere un futuro per la sua ricerca, che non è stata più sostenuta. Parole che dovrebbero far riflettere l’assessore Viale e che fotografano una situazione preoccupante.

La sanità ligure non solo perde pazienti che vanno a farsi curare fuori regione e soprattutto in Lombardia (le fughe sanitarie, come a certificato dalla Corte dei Conti, sono raddoppiate dal 2017 al 2018), ma oggi si lascia sfuggire anche valenti medici, sempre con destinazione i colossi ospedalieri lombardi.

La Liguria è diventata una terra di conquista per la Lombardia, visto anche l’interesse che alcuni gruppi privati di quel territorio nutrono per alcuni presidi sanitari liguri che la Giunta Toti ha deciso di privatizzare. È questo il modello Lombardo di cui hanno tanto parlato Toti e Viale?

Insomma si sta avverando la profezia che il sindaco Bucci aveva lanciato in campagna elettorale: Genova come sobborgo di Milano. O più in grande: la Liguria come sobborgo della Lombardia. 

I consiglieri regionali del Pd ligure Giovanni Lunardon, Valter Ferrando e Pippo Rossetti