La Camera Penale Imperia Sanremo, lette le dichiarazioni di un collega iscritto al nostro Foro in relazione alla tragica vicenda di Vittoria, non può che prenderne nettamente le distanze facendo propria la posizione espressa dalla Giunta e dall’Osservatorio Difesa d’Ufficio dell’Unione Camere Penali Italiane con la quale si stigmatizza la proposta di negare la difesa alla persona indagata per i fatti in questione, proposta che coinvolgerebbe anche i difensori di ufficio.
La nostra Camera Penale ha già organizzato due corsi per difensori di ufficio e si appresta a partire con il terzo corso di formazione tecnica e deontologica dell’avvocato penalista che mira anche, e soprattutto, ad insegnare agli aspiranti difensori di ufficio l’esigenza di tutelare pienamente i diritti degli indagati e degli imputati a prescindere dal titolo di reato del quale sono accusati.
Lunghe battaglie sono state portate avanti per arrivare ad una difesa di ufficio effettiva, con difensori preparati, che non esercitino passivamente la loro indispensabile funzione, limitandosi a fare da innocue comparse nel processo: non si può immaginare la difesa d’ufficio solo a favore di coloro che siano ritenuti meritevoli della stessa dal “pensiero comune” o, ancor peggio, dalla “coscienza” del singolo difensore.
La scelta di iscriversi all’elenco dei difensori di ufficio è libera ma impone, dopo l’intervenuta iscrizione, l’obbligo di difendere tutti coloro per i quali si sia disegnati a tale ufficio con il solo limite dell’esistenza di giustificati motivi per essere sostituiti che, tuttavia, riguarda eccezionali situazioni contingenti e non questioni di principio: diversamente opinando si arrecherebbe un grave nocumento all’istituto della difesa di ufficio.
La Camera Penale Imperia Sanremo vuole, invece, portare l’attenzione sui numerosi insulti, minacce, talvolta anche gravi, che subiscono i difensori di ufficio e di fiducia allorquando difendano indagati o imputati per fatti che giungano agli “onori” della cronaca: gli stessi sono sempre più frequentemente fatti oggetto di intimidazioni per il solo fatto di svolgere correttamente il proprio lavoro che impone loro di vigilare affinchè il processo si svolga nel rispetto delle regole e delle garanzie, in particolare quelle costituzionali troppo spesso dimenticate.
Auspichiamo, pertanto, che nessuno, dei difensori che intendano rimanere iscritti nell’elenco dei difensori di ufficio, condivida la proposta di rifiutare la difesa di un indagato per reati anche ritenuti odiosi secondo una sorta di “obiezione di coscienza” che finisca così di privare chi ne abbia necessità di una difesa piena ed effettiva.