Avrà luogo lunedì 22 luglio 2019, alle ore 18:00 la cerimonia di premiazione durante la quale verrà consegnata alla ligure Giulia Quaranta Provenzano una  Menzione Speciale da parte del prof. Vittorio Sgarbi, del figlio di Salvador Dalì José Dalì, del sociologo Francesco Alberoni e del manager dei Vip Salvo Nugnes in quanto artista che si è particolarmente distinta per l’alta qualità delle opere esposte alla Mostra “Spoleto Arte” 2019. L’appuntamento presso Palazzo Leti Sansi, in Via Arco di Druso n. 37 – Spoleto PG. Per l’occasione saranno ancora fruibili al pubblico le pregiate tele di GQP dal titolo “Dove ha inizio la vita”, “Orchestra” e “Tra equilibrio ed ambizione, il fiore della pace”. 

Noi di RivieraPress abbiamo così voluto fare nuovamente alcune chiacchiere con la Studiosa indipendente, fotografa d’arte, poetessa, scrittrice e critica letteraria e d’arti visive originaria di Imperia.

Giulia, più volte – già nei mesi scorsi – ha affermato di non provare felicità se non occupandosi d’Arte e Cultura: perché difende tanto questa sua Passione che ad oggi ha dichiarato però non consisterepurtroppo nel suo lavoro? Non posso che rispondere che il motivo è molto semplice: mentendo e negando a riguardo del mio smisurato e viscerale amore senza fini altri da sé per l’Arte e la Cultura rinnegherei me stessa! Certo, dedicarmi ad esse unicamente nel tempo libero da impegni lavorativi mi costringe non soltanto a sentirmi di rado appagata, in brevi ritagli, bensì piuttosto a non poter regalare nulla di valevole ad alcuno. Sacrificare idee creative all’altare delle impellenze d’ordine di sopravvivenza, di fabbisogno economico quotidiano non è un peccato solo per la sottoscritta, bensì pure una perdita di beltà per coloro con i quali condividere la gioia di vivere sarebbe stato invece contagioso ed edificante – oltre che così, al contrario, fonte di distruttivo rancore a rendere più cupa la vita di tutti coloro che (per tanto o poco che sia) mi circondano…”.

Delusione e rabbia le fanno dunque compagnia? “Accade talvolta. Ci sono momenti in cui mi sembra che l’amarezza e un successivo cieco furore mi assalgano e divorino. Poi però cerco di calmarmi e mi ripeto che nulla è dovuto a nessuno. Mi dico che, per quanto si professi ammirazione per una persona, questi estimatori non hanno alcun debito verso l’ammirato e quindi neppure un – ammesso che lo sia – finto entusiasmo e una posticcia stima possono essere motivo del mio acre risentimento (per altresì l’inconcludenza che inchioda dentro panni scomodi). Ci sono attimi in cui pare stia per venir risucchiata dalla negatività più totale, ma io non sono il tipo che accetta di sentirsi vittima – e di chi poi? Ecco pertanto che la mia innata propensione al buono riporta tutte le mie energie all’unico punto da cui posso sempre tentare di ripartire: un fiducioso impegno nel fare …Quest’anno specialmente ho ricevuto tante onorificenze a livello internazionale per cui la mentalità comune è forse generatrice di una figura ‘vincente’. Non è sempre così, aimè: di porte in faccia ne ho prese molte e più forti man mano che ho alzato l’asticella. Il cuore mi ha trasmesso coraggio, la ragione mi ha permesso di perdonarmi, diperdonare l’esigente giovane dal forte bisogno d’affermazione per ritenersi contenta. Non è questo – come presumibile – mai un processo diretto, specie per me che della memoria ho spesso fatto zaino nell’illusione di poter tirare fuori all’occorrenza stracci vecchi a monito ed insegnamento per la Giulia d’un presente in tal maniera sempre rinviato”.

E oggi, come sta? Oggi non sto, domani e dopo spero neppure. La fissità non di rado è amante della morte, pertanto preferisco sfidare incognite ricorrenti ed inesauste col rischio di provare ansia e frustrazione piuttosto che condannarmi e sapermi una morta vivente”.