“E immaginavo di avere una macchina volante: di essere una corrente d’onda o a capo di un drappello spinto al galoppo. Non vi era nulla, a parte molti papaveri e qualche pettirosso… Guardavo quelle spighe come fossero aste nelle labbra del sole e io, con le mani, ne curvavo le piumette.” Tanta poesia, musica, ed esperienze intense nella vita di Domenico “Mimmo” Locasciulli, uno dei cantautori più amati degli utlimi quarant’anni. Un artista che ha saputo mediare l’esigenza di esprimere la musicalità che sentiva nella sua anima con l’attività medica, riuscendo con entrambe a creare un fortissimo legame con le eprsoen che ha incontrato nei teatri del mondo come in corsia. Un percorso di vita che ha compiuto su “quella macchina volante” con cui viaggia ancora adesso e che racconterà domani 25 giugno alle ore 18.00 nell’ambito della stagione estiva dei Martedì Letterari nel Teatro dell’opera del Casinò.
L’incontro è stato inserito nel piano di Formazione dei Docenti .
Come una macchina volante
I ricordi d’infanzia, la curiosità per la vita, la passione per la musica e il microscopio. Così apre il racconto della propria vita Mimmo Locasciulli. In Come una macchina volante ci accompagna tra i campi di grano delle sue campagne abruzzesi, ci fa provare l’odore del vento e il magnifico sapore della sua infanzia, ci fa ascoltare le prime note del suo pianoforte e percepire l’oppressione della troppa teoria e dei solfeggi. Ci racconta gli anni dell’università, le prime contaminazioni artistiche, la voglia di Roma e di entrare a far parte del Folkstudio. Un’autobiografia ricchissima di dettagli e curiosità, sempre sull’onda del doppio amore che l’ha guidato nella vita: la musica e la medicina. Il libro è uno spartito armonico dove gli accadimenti e la prosa poetica si alternano in visioni tanto surreali quanto autentiche e sincere. (dalla presentazione)
Scrive Walter Veltroni nella postfazione al romanzo:
“ (…) Cosa ci racconta Mimmo Locasciulli, in arte agli inizi Mimmo Ferri? Ci racconta di sé, senza vantarsi di nulla. Ci racconta del suo arrivo al Folkstudio con una chitarra infilata in uno scatolone di cartone, del suo primo concerto solista in cui la parola è doppia, visto che per la prima volta sul palco c’era solo lui, ma anche in platea c’era un solo spettatore, abbandonato persino dagli amici portati per fare numero, ci racconta una stagione strana e fortunata. Quella della nascita della nuova canzone italiana che si metteva in mostra in una sala minuscola a forma di elle (…) Ma ci racconta anche di vicissitudini personali, di una brutta (e mal curata) appendicite finita in peritonite che stava per spedirlo all’altro mondo, di una Perugia da fuorisede tra studenti americani fumati sui gradini della piazza, di una Roma scoperta dopo i vent’anni piena di fascino e di promesse. Anche di un Sessantotto vissuto in una maniera molto particolare, lontano dai collettivi e dalle manifestazioni, ma non lontano dai valori di solidarietà e cambiamento, di ribellione e spinta creativa”.
Mimmo Locasciulli (Penne, 1949) Tra i più grandi cantautori italiani, ha debuttato al Folkstudio negli anni Settanta e ha inciso finora 18 album. Ha prodotto Lolli e Haber, e collaborato a lungo con Francesco De Gregori, Enrico Ruggeri e altri importanti artisti nazionali e internazionali. Ha festeggiato i 40 anni di carriera musicale con il doppio album Piccoli cambiamenti. Da oltre quarant’anni esercita la professione di chirurgo e nutrizionista a Roma, dove vive.
Il 2 luglio ore 21.00 nel Teatro dell’opera del C asinò Monsignor Leonardo Sapienza presenta il libro: “I miei santi in Paradiso. L’amicizia di Giulio Andreotti con le figure più note del Cattolicesimo del Novecento” (Libreria editrice Vaticana). Partecipa lo storico Matteo Moraglia. L’incontro è stato inserito nel piano di Formazione dei Docenti e dei Giornalisti.