Verrà inaugurata alle ore 17 di sabato 29 giugno 2019 la superba Mostra Internazionale “Spoleto Arte” curata dal prof. Vittorio Sgarbi ed ideata dal manager di personaggi noti Salvo Nugnes, presso lo storico Palazzo Leti Sansi (Via Arco di Druso 37 – Spoleto). All’evento, nel contesto del Festival dei Due Mondi, parteciperà quale fotografa d’arte anche la ventinovenne imperiese Giulia Quaranta Provenzano con le sue tele dal titolo “Dove ha inizio la vita”, “Orchestra” e “Tra equilibrio ed ambizione, il fiore della pace”. Ad aprire la kermesse il prof. Francesco Alberoni, il quale tratterà il tema dell’Amore in tutte le sue sfaccettature. L’esposizione vedrà tuttavia il contributo di numerose altre personalità del mondo della cultura e dello spettacolo: tra queste la psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi, la pittrice Antonella Cappuccio Muccino e il presidente del sopracitato Festival Umberto De Augustinis. All’interno di tale contesto all’insegna della libera creatività altresì il Premio Margherita Hack alle ore 11 di domenica 30 giugno, quando saranno premiati da Antonino Zichichi e José Dalì diversi illustri nomi nell’ambito dell’arte, della scienza e dello sport.   

Giulia cosa rappresenta per lei la partecipazione a Spoleto Arte 2019? <<Un’ennesima e forse ultima possibilità, che ho deciso di concedermi, per essere ingaggiata quale professionista – e con codesto termine intendo appunto “persona che esercita una professione come attività economica primaria”! Certamente mi sono già stati tributati moltissimi riconoscimenti e in un davvero breve tempo, a livello internazionale, ma non è col prestigio che si va a fare la spesa, si pagano le bollette e l’affitto… La tenacia, il non abbandonare le speranze bensì l’impegnarmi perché diventino realtà non sono piùsufficienti per non demordere, non è più fattibile e dignitoso per me intestardirmi a presenziare ad esempio a manifestazioni – per quanto importanti  senza che ciò mi consenta di fare della mia Passione un lavoro: è una questione di responsabilità, di presa d’atto della dura evidenza… Oggi probabilmente serve far parte d’un determinato ambiente per nascita o per “compromessi” raggiunti, serve essere inseriti od inserirsi all’interno di quanto combatto da sempre ovvero il classismo e ogni subdola declinazione mafiosa. Non avrei mai pensato d’arrivare al punto d’ammettere d’essermi sempre e solo illusa che volere fosse potere, d’essermi allontanata troppo dall’ormai reiterata quotidianità  che purtroppo non concede possibilità di miglioramento in una società retta da rigide gerarchie, impenetrabili, in un sistema dalle caste chiuse “a doppia mandata”…>>.

Dunque, dopo essere stata una delle maggiori protagoniste nel panorama culturale nazionale ed una delle più giovani e talentuose artiste internazionali contemporanee, ha deciso di ritirarsi dalle scene? <<Soprattutto in questo ultimo anno ho trascurato parecchie persone, ho fatto molti sacrifici economici e psico-fisici e non di meno non mi sentivo affaticata o mortificata nel perseverare ed investire energie e fiducia in ciò che pensavo realizzabile  piuttosto eropositivamente motivata… Oggi invece non intravedo prospettive di crescita per me, né concrete attestazioni di stima che non rimangano altro che superficiali ed infeconde belle parole… piuttosto è un continuare unicamente a pestare l’acqua nel mortaio “pregando” d’incontrare qualcuno che riconosca sinceramente un talento e voglia usufruirne; si aggiunga inoltre che trovo, dopo una considerevole gavetta, inaccettabile sentirsi elogiare  sterilmente – eppur poter esporre per la maggiore a pagamento: è un assurdo controsenso, depauperante! …Ciò detto non so cosa deciderò di ritorno dalla rassegna spoletina, della quale comunque ringrazio vivamente per l’invito l’Associazione Spoleto Arte. Sono divenuta estremamente imprevedibile perché, anche grazie al percorso attoriale di marzo 2019 con Giuseppe Morrone, seguo da mesi principalmente il cuore – sfogando quella che ora come ora è un’incontenibile rabbia, per impotenza!… E benché in un certo qual senso sia la concretezza (razionale) a portarmi a valutazioni, pragmatiche, è in primis ed ultima istanza una concretezza che sento quale nodo allo stomaco – e disertare il palcoscenico sarà probabilmente l’unica rivoluzione che possa compiere per continuare a onorare i ricordi, racchiusi in ogni singolo scatto, senza farmi prosciugare>>.