Giulia Quaranta Provenzano è una giovane poetessa, scrittrice, fotografa, critica letteraria e d’arti visive che, nata ad Imperia, grazie alla sua inesauribile Passione per la Cultura, per l’Arte ed un sorprendente innato senso estetico è riuscita a soli ventinove anni a raggiungere molte delle più alte vette del panorama artistico nazionale ed internazionale. Tra i numerosissimi premi conseguiti l’International Art Prize “Salvador Dalì”, l’International Art Prize “Tamara de Lempicka”, il Premio “Biennale Sgarbi”, il Premio “Miami meets Milano”, il Premio “Città di Parigi”, il Premio Canaletto, il Premio Caravaggio senza contare le menzioni di merito ricevute e i podi calcati a concorsi di poesia e narrativa e le tante Personali e Collettive di fotografia che l’hanno vista indiscussa protagonista. Sovente artista partecipante ad eventi organizzati da Spoleto Arte – a cura di Vittorio Sgarbi, l’imperiese si distingue per una tenace determinazione e l’indubbia abilità con la macchina fotografica, veicolata da un naturale occhi metafisico capace d’indagare e restituire ogni minimo particolare con acutezza scientifica e generosa profondità. Studiosa indipendente dedita alla ricerca della Verità, ha impressionato negli anni navigati poeti e narratori con recensioni investiganti l’oggettivo Significato delle più disparate opere letterarie, oltre che pittoriche. RivieraPress ha deciso dunque di intervistare nuovamente l’instancabile ventinovenne, prima della sua partenza per l’Umbria – anche se non è ancora possibile svelare il motivo di tale nuovo, altro viaggio. 

Alla domanda su cosa sia per lei l’Arte, la Quaranta Provenzano risponde: “Arte è prima di tutto saper ascoltare (e osservare) – oggi che si è sempre di corsa però si tende a non farlo più, minimamente! Ed ecco che, per esempio, di artisti veramente degni di nota non se ne ricordano e ricorderanno probabilmente poi molti. Gli uomini, le donne, i ragazzini di questo presente abortito non fanno altro che lasciarsi trascinare da una routine preconfezionata o, nel “migliore” dei casi, porsi razionalmente degli obiettivi materiali prendendo le distanze dal più profondo, intimo ed appagante sé. Questo è appunto il maggior rischio d’annientamento in cui una persona possa incorrere, il più crudele avvelenamento per abuso d’a priori inimmaginabile e dunque non ringrazierò mai abbastanza Giuseppe Morrone per aver portato tale realtà di fatto a livello pienamente cosciente in me!”. Ed ancora, Giulia prosegue: “Prima di incontrare Giuseppe anche la sottoscritta stava sbiadendo nella caccia al risultato, ero talmente assorbita dall’impellente volontà d’affermazione che stavo ovveroperdendo del tutto il contatto col mio cuore… Voler forsennatamente giungere al traguardo spesso equivale ad indossare un paraocchi che inibisce la possibilità di lasciarsi stupire dall’inedito, dal particolare soffocando la propria sensibilità. Interessarsi infatti soltanto o primariamente del risultato cioè fa smarrire il sé, quel sé che vive solo nel e del piacere fine a se stesso Potere, denaro, legge, ragione sono gusci vuoti – cit. L’essenziale è invisibile agli occhi, solo con il cuore si può davvero vedere quanto e quello che è prezioso, il senso non quantificabile in alcun modo!”.

Giulia continua inoltre: “Delusioni e vittorie i due fili di una stessa trama: non esiste l’una senza l’altra. Come femmina tuttavia non mi capacito d’uno svantaggio non indifferente ovvero venir non raramente discriminata per sessismo, anche indirettamente – non tanto sulla mia pelle – ma per solidarietà ad altre vittime in quantoappartenente pur’io al “gentil sesso”. Un esempio per tutti è il mancato riconoscimento dei diritti dei lavoratori, soprattutto da parte delle Federazioni e del Coni, alle atlete. Le donne sportive vale a dire che non sono riconosciute come lavoratrici e conseguentemente non godono dei diritti dei lavoratori, né di alcuna tutela compresa la maternità. Fino a diciotto anni ho giocato a livello agonistico, giungendo in serie C, a pallavolo – e a neanche 15 anni compiuti, nel 2004, ho disputato il Campionato italiano di Beach Volley Under 21… allora non mi rendevo ben conto di tale ingiustizia sopra denuciata, benché alla fine decisi di smettere proprio perché lo sport non mi avrebbe permesso di sostenermi economicamente mentre lo studio – forse – sì. Alle soglie dei trent’anni ho constatato, visto ed esperito in prima persona che né lo sport, né diverse lauree garantiscono alcunché, che se sei una donna parti di frequente svantaggiata e per lo più tale rimani, che se sei intelligente spaventi poiché il maschio per natura tende a dominare, è orgoglioso e i “pantaloni” vuole vestirli lui (e le donne ti invidiano!) per cui meno faticoso è aver a che fare con un provocante faccino e corpo piuttosto che con un animo intrigante… e, dopo, a queste facili “prede” dare un contentino per zittirle… Sinceramente non invidio né gli uni, né le altre Io so cosa voglio, desidero essere un’artista che si fa veicolo di Beltà, di messaggi propositivi e non di meno di pensieri e di osservazioni della realtà perché finalmente viga la meritocrazia e si riesca a provare Amore, unica infallibile salvezza.