Gli addii non sono mai facili, poi quando sono improvvisi sono ancora più crudi, perché lasciano tutti quegli irrisolti che la vita e la vita politica sopratutto, la nostra e la tua, accumulano sulla strada che si percorre assieme.
Quindi qualcosa te lo dobbiamo e come sempre spiace essere arrivati tardi, quando il tempo e la lotta, in tutti i suoi meandri prima di tutto filosofici, per usare una parola che era tua più che di chiunque altro, sono finiti.
Il nostro nome per iniziare: “La talpa e l’orologio”. Un nome che venne fuori da ragionamenti fatti tra te e compagni che non ci sono più, alcuni come Marco andati via anche loro troppo presto. Ed è un nome che sa molto di te, Pasquale, infatti è il titolo di un libro che tratta della gestione del tempo secondo Marx, testo che non è da tutti, ma riservato a chi è capace di leggere non trascurando nulla.
Ti dobbiamo anche lo scontro dialettico con il quale ci hai fatto crescere, che non era solamente figlio del tuo carattere spinoso, angolare, partenopeo, ma era una passione che pochi hanno per la precisione, la puntualità, il muoversi avendo valuto tutto il possibile. Ogni tanto, quando un’iniziativa prendeva piede, ci dicevamo: “E’ d’accordo anche Pasquale”, questo significava, per noi istintivi e spesso irrazionali, che l’obiettivo e le modalità erano vicine alla perfezione.
In Consiglio Comunale la tua presenza è stata un riferimento imprescindibile per tutti. Ci hai sostenuto con discrezione in ogni passaggio cruciale, e nelle imprese più folli come quella di Garabombo. Nonostante spesso le nostre strade si separassero eravamo certi di reincontrarsi nelle urgenze politiche e sociali che abbiamo dovuto affrontare in questi anni.
Dopo che il progetto speculativo di Caltagirone precipitò trascinandosi dietro la città intera, cosa che tu tra i primi avevi previsto da molti anni (ti volevano buttare a mare Pasquale!), abbiamo marciato fianco a fianco. Era una giornata di primavera, di quelle con il sole bello e sembrava che le cose potessero cambiare davvero.
Chi non vive in questo piccolo posto, sterile, monotono, non può capire come splende il sole qui. Quanto certi giorni ti venga voglia di correrci sotto, di uscire di casa, di scendere in piazza, di esprimere quel misto di rivoluzione e gioia che chi non è compagno non conosce. Tu che avevi lasciato la magnifica Napoli per questa terra di confine lo sapevi, conoscevi questa sensazione.
Per dirla come avresti detto tu: “Santa Madonna!”, ci lasci troppo presto!
Ci mancheranno tutta quella serie di parole difficili, colte ed a volte per noi incomprensibili che facevano parte di te.
Ci lasci qui e anche se piove da un mese, il sole tornerà e noi si ricomincerà a correre anche per te.

Le compagne ed i compagni de “La Talpa e L’Orologio”
L’Associazione per la Fondazione Marco Beltrami
L’Associazione Garabombo l’invisibile