Alla fine è arrivato il momento di dirci addio, anche se avremmo voluto che che non arrivasse mai.
Non ci si può separare da qualcuno che è parte di te.
Le nostre vite si sono intrecciate tanti anni fa ormai, non poteva essere altrimenti tra chi non si rassegna a lasciare andare le cose così come sono, tra chi pensa che il mondo possa e debba essere diverso da come è.
Sarebbero tante le cose da dire, e sarebbe da dirne di quelle belle, ma come si fa? Da che parte si comincia? Non si impara mai!
Un compagno che ti lascia è un treno di emozioni che ti travolge carico di ricordi indelebili, e forse le parole migliori le hai scritte proprio tu un po di anni fa, per ricordare il nostro caro Marco, ce le rileggiamo ancora una volta, come quando ci telefonavi per chiederci: ho scritto bene?
Il 7 agosto 2005, ad Alto, una commovente commemorazione ha unito insieme due figure di giovani idealisti prematuramente scomparsi: Felice Cascione, partigiano ed indimenticabile autore di “Fischia il vento” e Marco Beltrami, l’animatore dei centri sociali che abbiamo perduto nel giugno precedente.
La giovane compagna Alixia ha letto una delle più note lettere di Cascione, un vero testamento spirituale scritto in risposta a Giacomo Castagneto, suo amico e maestro, con cui aveva condiviso gli ideali e la lotta:

“Il tuo amico che è morto, è vivo in te con il suo pensiero e con la sua tecnica. Affinché sia più viva la sua memoria, spetta ora a te ed a me di trasmettere, con l’azione, ad altri che verranno dopo di noi, le sue conquiste ideali, migliorate attraverso le nostre anime, con la nostra esperienza, con la nostra opera di vita, di fronte agli altri uomini… Allora ogni mio passo potrà rendersi sempre più franco, più diritto alla meta. Io sento dentro di me una forza come racchiusa in un piccolo ordigno che abbia la possibilità di far saltare una montagna”.

Come Cascione si rivolgeva a Giacomo Castagneto, così Marco mi scriveva in una indimenticabile lettera:

“Carissimo Carlo, con questa lettera voglio ringraziarti e rendere testimonianza dell’ospitalità da fratello maggiore che hai sempre saputo riservare alle nostre visite al Casone dei partigiani a Carpasio…

Vedi, caro Carlo, la nostra generazione è cresciuta e si è avvicinata alla politica in un’epoca di crisi generale delle forze della sinistra, nel crepuscolo di quelle che erano state le grandi narrazioni collettive del secolo scorso. Abbiamo camminato per molto tempo da soli, un po’ come – ci spiegasti – era accaduto alla tua generazione. Abbiamo corso il rischio di perderci ogni giorno tra ideologie svuotate di significato, sterili radicalità, sconfitte non nostre, nostri limiti ed errori. Figure e luoghi di riferimento come tu stesso, compagno Carlo, sei stato e sei ed il Casone che la tua ospitalità ci apriva, ci hanno aiutato a crescere, ricordando e riconoscendo con te la nostra gente, i nostri luoghi, le nostre radici. Per tutto questo, caro Carlo, non ci sono parole che possano esprimere compiutamente i sentimenti. A te e a tutti i compagni partigiani che come te ci hanno teso una mano, rendendoci orgogliosi di appartenere a questa umanità, a questa grande Storia, un saluto forte e pieno di affetto e riconoscenza.
Marco Beltrami, portavoce del Social Forum

Chi arriva oggi ad Alto, all’ingresso del paese trova un grande murale: al centro c’è un cantastorie che narra la lotta partigiana, intorno ci sono le parole di “Fischia il vento”, i personaggi ed i luoghi delle battaglie. Ne è autore il senese Francesco Del Casino. I ragazzi del centro sociale “La talpa e l’orologio” continuano le loro lotte ed il loro impegno: il messaggio che da Cascione e da tutta la Resistenza è arrivato a Marco vive nei valori, nelle parole, nelle azioni dei suoi giovani amici e nel mio cuore di vecchio partigiano.

Anche se può sembrar retorico te lo promettiamo Carlo, il messaggio che hai portato fino a noi, vivrà nei valori, nelle parole, nelle azioni e nel nostro cuore di vecchi e giovani compagne.
Ma ci mancherai, cazzo se ci mancherai! Ci mancheranno le pere cotte nel vino, la suoneria del cellulare che suona “fischia il vento”, il tuo ottimismo, la tua gioia di vivere, la tua determinazione nella lotta, la tua ostinazione, i tuoi dubbi… chissà se vinceremo un giorno?
Forse la vittoria sta proprio nel lottare fino all’ultimo giorno.
Fischia il vento, infuria la bufera…
Ce la cantiamo ancora una volta per te.
I compagni e le compagne della Talpa e di Garabombo

Ancora una cosa!
Prima che ce la chiedi tu: l’impianto fotovoltaico va bene, ma non li abbiamo ancora pagati tutti i debiti, neanche in bottega, il capitale non ci avrà.