E’ ormai passato qualche giorno dalla notizia dei fatti avvenuti a Lodi. Per chi non ne fosse a conoscenza, mi riferisco all’assurda procedura imposta dall’amministrazione della città che comporta modalità capestri di accesso ai servizi di refezione scolastica.
La logica, neppure troppo celata, è quella di andare a colpire in maniera mirata gli immigrati accanendosi sui loro figli… Parliamo di bambini che frequentano la scuola.
Forse l’aver lasciato passare qualche giorno, è stato opportuno, mi permette un’ analisi più razionale dell’accaduto, andando oltre a quella prima rabbia e delusione che offusca la mente e causa reazioni sconsiderate.
Tutto questo può sembrare lontano dalla nostra Imperia e forse qualcuno si domanderà perché il coordinatore di un movimento politico di respiro strettamente cittadino si senta in dovere di dire qualcosa su questi fatti.
Quanto accaduto a Lodi purtroppo non può essere considerato “lontano”da noi, ma anzi va letto in un contesto più ampio che riguarda tutta la nostra società e di conseguenza ci riguarda tutti.

I fatti di Lodi temo possano segnare un confine dal quale, se superato, sarà difficile tornare indietro.

Nel contesto nazionale quotidianamente assistiamo all’uso della violenza da parte di chi governa il paese; e si badi che per violenza non si intende solo quella fisica, quella evidente,
la violenza ha mille sfaccettature spesso più discrete ma certamente non meno letali.
Si usa violenza per additare chi viene considerato altro da noi, aggiungendo sofferenza a sofferenza, cercando una coesione attorno al rancore per creare un “noi” contro un “loro” esclusivamente per gestire il consenso,
per qualche punto percentuale in più nei sondaggi.

A Lodi un’amministrazione cittadina ha fatto lo stesso. Non è la prima volta, si dirà, che un’amministrazione cittadina mette in pratica provvedimenti discriminatori.
E’ vero, è già accaduto. Ma oggi accade in un contesto nazionale che a parole, e molto blandamente, stigmatizza, ma nei fatti approva, sommando violenza a violenza.

Cosa potremo mai dire allora a quella persona che al supermercato, fatto accaduto in questi giorni, si scaglia contro il lavoratore di colore che avrebbe voluto “servire” la cliente
ma era reo di essere nero di pelle? Qual è il limite? E’ tanto diverso da un’amministrazione cittadina che se la prende con dei bambini colpevoli di essere figli di immigrati, rifiutandogli un piatto di pasta ?
E’ tanto diverso da chi in questo modo attacca il valore della scuola pubblica, attaccando con violenza quei valori di accoglienza ed educazione universale ?
E’ tanto diverso da chi fomenta rabbia, rancore, da chi crea una realtà alternativa fatta di paura e di emergenza per gestire il proprio tornaconto politico? No, non lo è. E questa è la differenza oggi.
Andiamo velocemente verso lo smantellamento di quei valori sociali, umani che reggono una società che possa dirsi civile. E’ la sconfitta di quei capisaldi di civiltà che abbiamo faticosamente conquistato. La contrazione di tali valori universali comporterà per tutti noi una riduzione dei nostri diritti, delle nostre libertà, è inevitabile.
Ecco perché quanto è avvenuto a Lodi è avvenuto a Imperia ed è avvenuto in ogni città, in ogni comune, on ogni paese Italiano.
E’ necessario provare a mettere un freno a questa discesa tanto inconsapevole quanto veloce e spaventosa, resistendo a questa questa caduta di valori umani con le armi della cultura prima di tutto e di conseguenza della solidarietà, dei diritti umani, armi non violente da opporre a questo clima di paura e di oppressione che comincia a soffocarci.
Claudio Luppi
coordinatore movimento politico
Imperia di Tutti Imperia per Tutti