A fine aprile a Bordighera il “Cavetu” era stato chiuso, con un provvedimento di sequestro preventivo urgente, disposto d’iniziativa dalla Polizia Giudiziaria, dopo il rinvenimento, al suo interno, di oltre mezzo chilo di stupefacenti e 8500 euro in contanti ritenuti provento dello spaccio.
Ora a distanza di quasi due mesi il Tribunale del Riesame ha deciso che il locale potrà, a breve, riaprire i battenti. Renato Frezza, titolare del “Cavetu”, ha commentato questa decisione con un lungo post sulla propria pagina di Facebook.

Leggere gli articoli che mi riguardavano e che mi descrivevano come il gestore del primo coffe shop della provincia, frequentato solo da giovani drogati e alcolizzati è stata la parte più dura da accettare. Già, perché, mentre io sapevo che prima o poi la verità sarebbe venuta a galla e che ad ognuno sarebbero state assegnate colpe o assoluzioni, quello che più mi faceva arrabbiare e che le attenzioni dei media era più rivolta verso di me o il mio locale che non verso l’accertato reo.
Quando tutti ti additano come colpevole la cosa migliore è stare in silenzio anche se, avrei voluto gridare che il Cavetù e i suoi frequentatori non sono quelli raccontati da giornalisti che scrivono articoli come se fossero recensioni su Trip Advisor, pseudo professionisti che, per appagare il proprio egocentrismo, con i loro articoli hanno fomentato più la propria voglia di giustizialismo che di giustizia. Ma analizziamo bene i fatti.
PRIMO PUNTO: voglio affermare che i clienti del Cavetu sono ragazzi rappresentanti di una gioventù sana che nulla avevano e, hanno da spartire con quelli descritti sui giornali. Di circa 250 ragazzi che frequentano abitualmente il Cavetu, solo una parte infinitesimale, non lo dico io, ma bensì le indagini svolte, era dedita all’acquisto di sostanze proibite. Tutti gli altri, non la maggioranza, bensì la stragrande maggioranza, sono ottimi ragazzi del quale io come gestore non posso che esserne felice. Ragazzi educati, gentili e mai, nonostante la giovane età, sopra le righe. Difendendo i miei clienti perché non è stato giusto da parte di alcuni giornalisti farne di tutta un erba un fascio. Se tutti i miei clienti (ribadisco, circa 250 a sera) fossero quelli descritti dai giornali o nei post, vorrebbe dire che gran parte della gioventù di Bordighera è deviante, ma da persona che lavora con loro posso affermare che invece è proprio l’opposto.
SECONDO PUNTO: Dopo che le prime accurate indagini hanno portato alla chiusura del Cavetu, posso assicurare che, altrettante accurate e minuziose indagini, stabiliscono che il locale può tornare al legittimo proprietario senza limitazioni di orario o di cambio gestione (come invece qualcuno dava per certo nei suoi articoli), in quanto non minimamente implicato nei fatti.
COME SENTENZIATO DAL TRIBUNALE DEL RIESAME DI IMPERIA IN DATA 04/06/2018 e che riporto in calce:
“Nel caso in esame, come emerge dalle risultanze investigative in atti, Frezza Renato non risulterebbe coinvolto nell’attività delittuosa che, stando alle dichiarazioni rese in sede dagli acquirenti della sostanza stupefacente, frequentatori del locale, sarebbe da attribuire esclusivamente al capo barman e ad altri; Inoltre, il Frezza nemmeno potrebbe dirsi consapevole dello svolgimento di tale attività, visto che, proprio con l’evidente scopo di scongiurare la perpetrazione di condotte illecite, aveva in molte occasioni sollecitato l’assidua presenza delle forze dell’ordine sia all’interno che all’esterno del locale come confermato dalle stesse”.
Dalle indagini difensive risulta, infatti, che solitamente, tale attività veniva svolta dalle 16.00 alle 18.00 durante la chiusura del locale, e mai in mia presenza.
TERZO PUNTO: Delle fantomatiche carenze igienico sanitarie, riportate dai solerti giornalisti, il sottoscritto ha ricevuto SOLO due sanzioni riguardanti la mancata esposizione dell’orario di apertura al pubblico e del testo unico di P.S.
QUARTO PUNTO: Sul consumo di alcol da parte di minorenni, riporto in toto le dichiarazioni delle forze dell’ordine territoriali “Durante l’apertura del Cavetu, vista la frequentazione di un alto numero di giovani e su richiesta dello stesso Frezza, il locale e la zona citata era molto attenzionata da parte nostra e controlli esterni ed interni a mo di prevenzione, avvenivano quotidianamente più volte, con particolare cura nei fine settimana. Duranti questi controlli non sono state notate violazioni di legge inerenti alla normativa sulla somministrazione di alcolici ecc ecc”
QUINTO PUNTO: A chi auspicava la chiusura o il cambio di gestione vorrei far notare che da quando il Cavetù è aperto non si sono mai verificati episodi di turbativa dell’ordine pubblico con risse e schiamazzi, come, invece, capita spesso da altre parti della città.
Detto questo auguro a quanti hanno puntato il dito di non ritrovarsi mai nella mia, spiacevole, situazione. Anche se solo allora potrebbero comprendere cosa vuol dire lanciare accuse senza essere, minimamente, a conoscenza dei fatti e comprendere quanto sia importante un giornalismo meno sensazionalistico e più professionale, che sappia fare il proprio mestiere riportando i fatti ricercando la notizia e non i rumors e pettegolezzi e, tanto meno, esprimere (come alcuni giornalisti hanno fatto) giudizi personali e affrettati, sopratutto se un, eventuale verdetto, è di competenza della magistratura.
Per quanto mi riguarda, sperando che la burocrazia non si dilunghi troppo sull’esecutività della sentenza e che il “Cavetù” possa riaprire al più presto, sono felice che gli organi inquirenti basino i propri giudizi sui fatti e non sui pettegolezzi e che il Cavetu possa tornare ad illuminare quella parte della pineta che invece sarebbe rimasta per sempre al buio, e ringrazio tutti coloro che fin da subito mi hanno dimostrato la loro solidarietà e fiducia, sia ragazzi che i genitori di essi.
Renato Frezza