Gent.mo direttore,
leggo oggi su un quotidiano a livello nazionale, La Stampa, della idea di far frequentare ad alcuni detenuti un corso di cucina, organizzato e supportato dall’istituto Ruffini – Aicardi, l’Alberghiero di Arma, per come lo conosciamo noi.
Sin qui niente di strano anzi, una idea da applaudire.
Quello che c’è di storto è che l’autore dell’articolo, personaggio a me sconosciuto e penso anche alle pagine ponentine del quotidiano, nelle prime righe, esordisce così “L’idea è partita dalla direzione della Casa ci (dovrebbe essere un di, ma nessuno è perfetto) reclusione di Arma di Taggia.
Ora noi ad Arma abbiamo tanti primati: il sito spazzatura della provincia e a quanto si dice molto presto anche da fuori provincia, un buco di Area 24 che ci accoglie tutti i giorni nei pressi della ex stazione ferroviaria ed ora parliamo anche della manutenzione del verde, un ex viale delle palme che ci è costato “sangue” per ripulirlo dagli scheletri delle palme e ci costerà altrettanto per ricreare un polmone verde nel centro città, un “problemino” chiamato Riveracqua, che non si sa come andrà a finire, che volentieri facciamo a meno di una casa di reclusione.
Certo anche da noi non tutti sono stinchi di santi e qualche volta abbiamo usufruito del servizio “gratuito” messo a disposizione dal Ministero di Grazia e Giustizia, ma da questo a darcene la paternità, ce ne passa.
Insomma questi inviati potrebbero proprio essere inviati: decidano altri dove. Io, nel mio piccolo l’ho già fatto, così come è fatto il danno. Quello, da solo, non lo riesco a riparare.

Cordialmente
Dino Conta