Secondo, questo giovedì alle 20 al Circolo Zoè di via Carli 14, dei due incontri “Il Potere del Suono” su sciamanesimo indiano d’America, tamburi e meditazione. Lo tiene Kipewa non solo artista (pittore, scultore e pure poeta) ma anche etnologo, profondo conoscitore dei pellerossa. L’organizzazione è dell’associazione culturale I Colori della Gioa, presieduto da Gioia Lolli, in collaborazione con lo stesso Circolo Zoè.
Intanto interesse e curiosità ha suscitato la la prima serata. Dopo aver bevuto tutti insieme una tisana preparata con timo, melissa, verbena, vite rossa, menta, liquirizia, curcuma, limone medico, Kipewa ha ricordato come da venti anni pratichi yoga. Ma al freddo. .
Si è così passati alla respirazione. Sedici-diciotto inspirazione-espirazione al minuto, che, in meditazione, possono scendere fino a una sola.
“Prima – ha detto – una di voi mi ha chiamato maestro. Non mi piace essere chiamato maestro. Qui siamo tutti maestri. Tutti possiamo insegnare qualcosa agli altri”. I presenti sono stati invitati a mettersi in posizione comoda. Sono quindi “entrati in loro stessi” per poi procedere al saluto delle quattro torri: verso sud, nord, est, ovest. Kipewa ha parlato del tamburo e cosa significhi per gli indiani d’America ricordando anche una leggenda. Si sentì una sorta di esplosione e avvertì una presenza. “Chi sei?”. La risposta: “Sono il tamburo. Voglio accompagnare i canti della Madre Terra”. Il relatore ha confessato che, quando racconta questa storia, si emoziona.
I battiti del tamburo suscitano vibrazioni ed emozioni. Kipewa ha poi spiegato alcuni simboli e come la sua filosofia insegni ad amare ogni forma di vita e tutto ciò che ci sta intorno. E gli indiani, ucciso un animale per necessità, gli chiedono scusa. “Amo la filosofia dei nativi americani – ha aggiunto -. Sono rimasto colpito da cosa hanno fatto i capi indiani”. E ha ricordato come il suo nome d’arte si rifaccia agli indiani Kippewa trovando, con loro, un’assonanza. E ancora: “Sentivo che i quadri non ero io a dipingerli ma una presenza che avevo dentro. Quadri che nascono in una notte. Così come le poesie”.
Altro momento particolare quando ad ognuno dei presenti è stato tambureggiato intorno alla testa. Attraverso questa pratica gli sciamani riescono a guarire, almeno interiormente. Alla fine è stato chiesto a ognuno che cosa avesse avvertito. Disparate e varie le conclusioni. Ancora Kipewa: “Ho letto recentemente che è stato effettuato un elettroencefalogramma con una macchina particolare posta a trenta centimetri dalla testa. È la dimostrazione che siamo energia e luce>. E si è parlato di frequenza, energia, equilibrio. Di come ognuno abbia più sfere: hobby, famiglia, lavoro. Se le sfere non sono in equilibrio ecco scompensi e disagi. Con lo yoga e tamburo si va verso l’equilibrio.