In questi giorni, tra indagati, sequestri e perquisizioni, stiamo assistendo ad una battaglia che non avrà, come al solito, nessun vincitore ma un solo perdente: la popolazione, che viene lesa proprio in uno dei suoi diritti primari.
Uno dei diritti fondamentali, quello dell’acqua pubblica, viene venduto al miglior offerente in una guerra di potere e favori, che niente è se non la solita gestione politica delle poltrone. Un diritto inviolabile che destra e sinistra svendono in favore di concorsi truccati, poltrone incollate sotto i sederi dei soliti noti e, come ciliegina sulla torta, anche un bel milione di euro delle solite consulenze ad amici e “compagni” di partito.
L’acqua è un bene primario, e per questo l’amministrazione pubblica doveva garantire un servizio e vigilare sulla trasparenza amministrativa e sulla morale degli incaricati. Invece ci troviamo davanti all’ennesimo schiaffo dato ai cittadini, all’ennesima occasione persa per essere dalla parte dell’utente e non da quella della politica fine a se stessa (e a se stessi).
Forse se la politica smettesse di pensare ai CdA, agli incarichi importanti delle partecipate e ai posti di governo come poltrone da offrire a “trombati” delle ultime tornate elettorali o a fervidi sostenitori delle proprie campagne elettorali, inizieremmo a vedere professionisti, manager e persone scelte per la propria capacità e non per il proprio bacino di voti al posto giusto e al momento giusto; e forse allora il cittadino tornerà a credere nella politica e in chi si spende per la comunità e non per il proprio tornaconto.
L’Alleanza Imperia