Abbiamo incontrato Remo Ansaloni, italiano residente a Mentone, che ha debuttato da pochi anni  nell’arte teatrale, in qualità di commediografo, regista e attore. “Pablo per sempre” è la sua seconda opera, dedicata a Pablo Picasso. Abbiamo assistito ad una prova della sua commedia, che andrà in scena il prossimo sabato 4 ottobre 2017 al Teatro dell’Albero di San Lorenzo al Mare e siamo rimasti colpiti dalla profondità dei dialoghi che legano i diversi personaggi, in un viaggio a ritroso nel tempo, dal primo novecento fino alla morte del grande pittore.

Gli chiediamo come sia iniziata questa avventura artistica, che ha alimentato la sua passione per l’arte teatrale e in particolare l’interesse per la figura del grande pittore.

“ È una predestinazione, mio nonno materno, era pittore e non ho avuto il piacere di conoscerlo da vivo. Da bambino mi addormentavo avendo le immagini dei suoi quadri negli occhi e fantasticavo su come potesse nascere l’dea di un quadro, ci vedevo una sorta di magia . Un’altra influenza che mi ha sempre accompagnato per tutta la mia vita è quella dei libri, che in casa mia erano più abbondanti del cibo e del riscaldamento. Mettete insieme questi due fattori, agitateli in un miscuglio di esperienze professionali centrate spesso sulla scrittura e otterrete una commedia su Picasso. In realtà più che la sua pittura m’impressionava la forza dirompente con la quale quest’uomo dal forte carattere aveva dato un impulso decisivo alla più importante rivoluzione culturale del novecento. Generava nella mia mente domande alle quali non sapevo dare risposte convincenti. A Torino, scopro casualmente su una bancarella un libro intitolato “Le amanti di Picasso” di Paula Izquierdo. Sottotitolo “Quando il genio diventa crudeltà”. Visto e preso. Vi ho trovato una prima risposta ai miei quesiti. La vita sentimentale dell’artista era profondamente intrecciata con l’evoluzione della sua arte, sempre nuova e sorprendente, quanto lo erano le amanti e le mogli che hanno accompagnato la sua lunga esistenza. Ho approfondito la conoscenza con molte altre biografie, tra le quali spiccavano quelle delle sue donne.  Sorpresa: ne emergeva il ritratto di un mostro di egoismo, avaro, chiuso nel suo mondo, indifferente al destino degli altri. Al contrario, la testimonianza dei suoi amici, tutti grandi personaggi dell’epoca, che avevano condiviso con lui esperienze artistiche, politiche, esistenziali, rivelavano il volto di un uomo delicato, sensibile, altruista, generoso. Avevo finalmente trovato la materia per la costruzione di una struttura drammaturgica, che si nutre di antagonismi, incidenti, contraddizioni. Con questi strumenti ho iniziato a guardare la sua arte non con la lente del gusto estetico, ma con quella dei sentimenti che ognuno di noi prova nella vita: l’amore, l’odio, il rancore, la gioia delle scoperte imprevedibili, e così via. L’arte e l’amore sono inseparabili. Nella vita di Picasso s’inseguono, s’influenzano, s’intrecciano, alimentando una narrazione piena di sorprese.

Parafrasando Oscar Wilde, per il quale “la natura non ha fatto altro che imitare l’arte”, possiamo dire che il Novecento, in particolare quello europeo, non ha fatto altro che imitare la passione dell’umanità per tutto ciò che è irrazionale, eccessivo, passionale, trascendente. In uno sfondo segnato da due grandi guerre mondiali i miei personaggi si lasciano vivere nella gaiezza delle cose vedute, nella sentimentalità francese, nella poesia musicale di Apollinaire e in quella immaginifica dei futuristi. Uomini e donne di grande personalità, innovatori dei linguaggi artistici, anticipatori di mode e costumi, di stili di vita postmoderni.

Pablo per sempre, è lo specchio nella nostra ansia moderna di cambiamento, nel nostro continuo errare alla ricerca di una felicità perduta, nel nostro desiderio di un luogo che non c’è. Ci permette anche di consolarci con una certezza: l’amore, per quanto tempestoso come quello delle donne di Pablo, è l’inevitabile, dolce-amaro sale della vita.

I quattordici attori che hanno contribuito in modo decisivo alla realizzazione di questo lavoro, sono italiani, francesi, monegaschi, una sorta di mini multinazionale a dimensione familiare. Pablo per sempre propone al pubblico quindici personaggi, realmente esistiti, in un arco temporale, che va dal primo ‘900, sino alla morte del pittore. “

Gli domandiamo come ha immaginato il finale, il vero tormento di qualsiasi autore.

“ Invertendo la realtà, ho trasformato la sua morte in una festa gioiosa nella quale lascia a noi tutti un’eredità importante: non bisogna cercare nelle cose ciò che esse non possono dare, ma bisogna accontentarsi degli affetti e degli amori che abbiamo ricevuto in vita. Non corrisponde alla verità storica, ma voglio così bene al mio Pablo, che l’ho reso felice e creativo anche negli ultimi istanti della sua esistenza”.