Riapre l’accoglienza in famiglia per i bambini di Chernobyl.
L’associazione di volontariato e solidarietà Smile onlus apre la campagna promozionale per l’accoglienza in famiglia dei bambini bielorussi per Natale 2017, c’è tempo fino al 30 Settembre 2017 per far richiesta.
Ogni anno, più di 150 bambini, vengono ospitati presso le nostre famiglie residenti nelle province di Biella, Vercelli, Alessandria, Asti, Cuneo, Torino, Imperia e Pavia, sia durante il periodo estivo che durante le Festività Natalizie.
Periodicamente, vengono organizzate spedizioni di aiuti umanitari : medicinali, attrezzature mediche ed ospedaliere, cancelleria e materie prime alimentari, destinati e consegnati direttamente alle comunità locali dei villaggi gemellati di Babici, Rovenskaia Sloboda e Odziatici. Questi villaggi rurali, sono situati in una zona fortemente contaminata (più di 3 curie per Kmq) nella provincia di Gomel, vicino a Rechitza, a poche decine di chilometri dalla centrale nucleare. Chi resta in quei villaggi, ha di fronte un futuro incerto. Per questo occorre un aiuto affinché si possa migliorare la qualità di vita delle famiglie e dei loro bambini.
Perché c’è bisogno di noi?
I ragazzi, soprattutto i più grandi, che vengono ospitati in Italia imparano a conoscere una situazione economico-sociale diversa dalla loro. Guardando al loro futuro, avrebbero sicuramente la volontà di migliorare la loro vita ispirandosi al modello occidentale, ma non ne hanno la possibilità. Il loro destino rimane vincolato dalle ridotte opportunità di svolgere un lavoro che permetta loro di crescere, migliorare la qualità della vita, formare una famiglia e trascorrere una vita serena.
Ospitare un bambino bielorusso significa condividere un’indimenticabile esperienza umana e di solidarietà, che permette al minore di uscire dall’ombra di Chernobyl alla ricerca di un sorriso. E’ questa la leva con la quale, anche in provincia di Imperia, l’associazione Smile onlus per la Bielorussia apre le iscrizioni per l’accoglienza estiva dei bimbi che ancora si trovano in difficoltà dopo l’incidente nucleare avvenuto nell’anno 1986.
Bambini che, supportati da psicologi e traduttori, ogni anno trascorrono un po’ di tempo nel nostro paese che, anche per poco, li allontana da un luogo fortemente contaminato, da una povertà sociale che rende spesso carente anche la normale alimentazione giornaliera, ma che implica anche e soprattutto l’ambito affettivo e sociale.
“Un’esperienza che, ovviamente, non implica obbligatorietà o vincoli ma che, se accettata, permette ogni anni di accogliere lo stesso bambino dall’età di 7 anni fino ai 17, dando così spessore al rapporto umano che si instaura in nome dell’amore” spiega la presidente Alessandra Giraudo.

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