Il numero sale di anno in anno, come logico, e “ratissu, ratissu”, come direbbero i più anziani in dialetto, il raduno sul Monte Saccarello, nella prima domenica del mese di agosto, sta raggiungendo la considerevole cifra di 117 anni. Sono infatti 117 gli anni che la statua è là, su quel monte, anche se non da subito nella posizione attuale, perchè allora, parliamo dell’inizio del secolo scorso, issare sul basamento due tronconi di ghisa del peso di quaranta quintali, non fu tanto facile e soltanto il cinque agosto del 1902, la statua ebbe la sua collocazione definitiva.
Da allora ogni anno, la prima domenica di agosto, ci si ritrova su quelle montagne, per celebrare una messa a ricordo dei tanti che a vario titolo hanno collaborato a realizzare l’opera: da Papa Leone XIII l’ideatore della erezione di una statua sul monte più alto di ogni regione, all’ allora arcivescovo di Genova Mons. Tommaso Reggio propugnatore dell’idea, ed al suo confessore, il canonico triorese Giuseppe Giauni che seguì da vicino i lavori.
Sono molti i ricordi, gli aneddoti che si potrebbero raccontare sulla statua del Redentore, dalla multa comminata nel 1901 dalla Pretura di Tenda ai militari e taglialegna che tagliarono due larici per fare le assi per issare il Sacro Cuore, al trasporto in nave da Parigi, dove la statua venne fusa, sino ad Oneglia e poi a Ormea in treno ed ancora al Saccarello su un carro trainato da buoi, alla mano spezzata da un fulmine e poi “miracolosamente” ritrovata a Santo Stefano Belbo e riattaccata da don Angelo Nanni, parroco di Dolceacqua, ma molto legato al Saccarello dove portava i giovani quando era curato della Chiesa di Arma.
Anche quest’anno, domanica, ci si ritrova al Saccarello, ai piedi della statua del Sacro Cuore, dove alle 11.00 Mons. Antonio Suetta, attuale vescovo della Diocesi di Ventimiglia – San Remo, celebrerà una Santa Messa.
E’ dal 2004, da quando si è insediato in Diocesi Mons. Alberto Maria Careggio, che un vescovo raggiunge a piedi il Saccarello per la funzione religiosa e questo da lustro all’appuntamento.
Mons. Careggio prima, ed ora Mons. Suetta, non sono comunque i primi vescovi a celebrare messa lassù.
Le cronache ricordano la presenza di Mons. Rousset, Mons. Coppo, Mons. Verardo, Mons. Barabino, a questo appuntamento ideato nel 1975 da un gruppo di abitanti della frazione triorese di Goina e da Antonio Astini di Creppo che fondarono il Comitato Pro Saccarello, che ancora oggi esiste e che si occupa di organizzare la festa, poichè di una festa si tratta, una festa all’insegna dell’amicizia e della fede.
Quest’anno si aggiunge una nuova difficoltà. L’alluvione dello scorso inverno che ha colpito Monesi ed i comuni vicini, impedisce di raggiungere la vetta del Redentore con la macchina. Chi ha difficoltà di deambulazione lo può fare usando un mezzo attrezzato passando dalla frazione di Briga Alta, Piaggia, oppure transitando sulla Route de l’Amitiè, partendo da Colle Sanson.
A piedi si può raggiungere la Statua del Redentore partendo dalla galleria di Collardente, oppure da Verdeggia. Chi proprio non può fare a meno di una mezzo a quattro ruote, può raggiungere Verdeggia e seguire la messa che sarà trasmessa in diretta e proiettata su maxi schermo.
La messa sarà celebrata alle 11.00 dal Vescovo ed a seguire, prima del pranzo al sacco, l’associazione Festa del Redentore Monte Saccarello, che continua la raccolta di fondi per i lavori di manutenzione del piedistallo e della statua sul monte più alto della Liguria, offrirà ai presenti l’aperitivo.