Lo “sfratto” del San Segundin dalla Cattedrale merita una riflessione approfondita ed un intervento meno “di pancia”, a mio avviso.
Ventimiglia è una delle diocesi più antiche dell’intera Cristianità e comprensibilmente non ha ancora metabolizzato lo spostamento della sede a Sanremo. Il legame tra la città e la Chiesa è parte della storia e dell’identità cittadine. Ma di questa storia fa sicuramente parte anche l’affermazione del principio liberale di una netta separazione fra vicende civiche e vicende liturgiche: “Libera Chiesa in libero Stato” insomma. Torna difficile contestare al Vescovo il modo in cui sceglie di amministrare casa sua. Per contro è difficile non comprendere lo sgomento di molti ventimigliesi per una tale decisione, vista da molti come esito di un conflitto con la Giunta.
Probabilmente la proposta avanzata in maniera ironica dal Consigliere Nazzari non è del tutto insensata: celebrare la premiazione nel piazzale antistante la Cattedrale, esso stesso in tempi antichi sede di attività rituali, come ha ricordato la storica Antonella Artuso, riaffermerebbe questo legame nel rispetto dei ruoli, unitamente all’invito a Mons. Suetta a riprendere il suo posto in seno al Comitato, naturalmente.
E forse si può cominciare a discutere seriamente del recupero del palazzo vescovile, vuoto da troppo tempo, che trasformato in polo museale e culturale, pur rimanendo di proprietà ecclesiastica, ben si presterebbe anche a sede di consegna del premio cittadino più prestigioso.

Carlo Iachino
Consigliere Comunale di PROGETTO VENTIMIGLIA