Replica del sindaco Dario Faraone alle polemiche sul 25 Aprile ad Isolabona (Leggi qui: 25 Aprile Caldo ad Isolabona scoppiano le polemiche) si associano alle dichiarazioni del sindaco anche l’Assessore Lorenzo Cortelli e la consigliera di Maggioranza Marika Gavazza.
Dichiarazioni Sindaco Dario Faraone:

Nel modo con cui sono solito agire da sindaco, come è anche stato dimostrato dal mio comportamento tenuto durante le celebrazioni del 25 Aprile, una particolare attenzione è sempre rivolta all’Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, che sancisce il sacro principio della libertà di parola e di espressione concessa a tutti.

Per questo motivo vorrei rispondere ad alcuni articoli contenenti una narrazione mistificata di quanto avvenuto durante una giornata che penso avrebbe dovuto unire, anziché dividere la comunità di Isolabona.

Non vi è mai stato nessun saluto romano e bambini vestiti da balilla all’interno della manifestazione “Antichi Mestieri”, che si caratterizza quale rievocazione storica ambientata negli anni ’30 dello scorso secolo e che a mio modo di vedere ha il pregio di far scoprire ai nostri bambini le tradizioni e una cultura contadina che caratterizza e identifica il nostro territorio.

Semmai, all’interno della mostra fotografica “Isolabona d’antan”, inserita all’interno del percorso della manifestazione, tra le tante fotografie donate dai nonni, ve ne era una che raffigurava un bambino vestito da balilla, come era usanza vestire i figli in quegli anni in particolari occasioni.

Non comprendo poi cosa possa c’entrare la polemica sull’autorizzazione concessa per l’apposizione di una targa in ricordo ai partigiani isolesi in un luogo consono, quale è il muro antistante il cimitero.

Venendo a ciò che è accaduto durante le celebrazioni del 25 Aprile, tengo a precisare che sulla locandina istituzionale, affissa in bacheca comunale, vi era riportato tra gli oratori anche il nome di Lorenzo Cortelli, al quale ho chiesto di portare la sua testimonianza in qualità di nipote di partigiano, deportato nel campo di concentramento di Mauthausen.

Quindi nessuno si è potuto dire sorpreso quando Lorenzo avrebbe preso la parola per il suo intervento.

Sul comportamento increscioso e irrispettoso di Augusto Peitavino, Claudio Martini e di alcuni altri professionisti del disturbo lascio giudicare la popolazione di Isolabona.

Non è nel mio stile querelare nessuno e penso che nemmeno questa volta lo farò, anche se vi erano i presupposti per agire in tal modo.

Ritengo infine che sia facoltà del Sindaco organizzare le celebrazioni del 25 Aprile nel proprio comune, l’unica richiesta pervenuta da parte dell’ANPI è stata nell’indicare Jacopo Colomba quale oratore.

Al richiamo di Jacopo Colomba rivolto all’amministrazione ad una maggiore attenzione, rispondo che non si può mantenere il controllo della situazione quando in occasioni come queste accorrono persone ingestibili, vere e proprie schegge impazzite, che soffiano sulle braci del fuoco della disgregazione.
Dichiarazioni Consigliere di maggioranza Marika Gavazza:
Con immenso dispiacere ho notato che si è preferito scatenare la polemica, e far parlare del 25 Aprile di Isolabona sui vari giornali per la bufera, invece che far parlare della grande scoperta fatta dallo storico Paolo Veziano, che ha aspettato per renderci partecipi alla sua prima rivelazione del nome dell’ufficiale della Gestapo che il 4 marzo del 1945 ordinò la fucilazione di otto “garibaldini”.

E’ su Paolo, un nostro concittadino, sul quale, questo 25 Aprile, avremmo dovuto far concentrare tutta l’attenzione, ringraziandolo per il suo prezioso lavoro; invece alcuni sobillatori hanno preferito rovinare una festa a tutta la popolazione, solo perché non si è fatto come loro avrebbero voluto, dimenticando che questa non era la loro festa, ma la festa di tutti gli italiani.

Togliere la corona dalle mani di un qualunque cittadino presente al corteo per festeggiare la liberazione, non lo chiamerei rispetto verso il prossimo, eppure è accaduto questo a mio zio che si è visto levare la corona dalle mani senza un motivo. Privare ad un ragazzo (nipote di partigiano) di parlare solo perché ha diverse idee politiche dalle loro, senza neppure ascoltare cos’abbia da dire, questa non la chiamo libertà, ma dittatura. Insultare una persona per le sue origini, seppur italiane, questo non lo chiamo amore, ma lo chiamo discriminazione, pur se dopo sono seguite delle scuse.

La vergogna più assoluta, persone che gridano alla pace e invece non vedevano l’ora di far scoppiare una guerra. Proprio per il segno che la guerra ha lasciato, eravamo lì per ricordare chi ha dato la vita per ottenere la libertà ed avremmo dovuto essere uniti. Libertà che non dovrebbe essere privata a nessuno, nè per le diverse idee politiche, né per i diversi modi di pensare o i diversi luoghi di provenienza.

Il mio solo rammarico è che ad assistere a tutto ciò era presente mio figlio, di soli 10 anni, come quasi ogni anno avevo deciso di portarlo per insegnargli qualcosa del passato, solo che quest’anno era diverso, in quanto essendo più grande avrebbe appreso meglio.

Sicuramente ha imparato cosa vuol dire non avere libertà di parola, sicuramente ha imparato cosa vuol dire discriminare, sicuramente ha imparato cosa vuol dire quando qualcuno non accetta le idee degli altri, sicuramente ha imparato come non deve agire nei confronti altrui, ma altrettanto sicuramente non ha visto nessuna Festa della Liberazione.

Dichiarazioni Assessore Lorenzo Cortelli:
Parto dal fatto che mi sono sempre dimostrato disponibile al confronto, al dialogo – purché questo sia inserito in una cornice di serenità, pacatezza e civiltà – in quanto ritengo che esso consente di suggerire riflessioni edificanti e utili alla crescita individuale di ognuno di noi.

Tuttavia ho preferito non controbattere alle provocazioni di chi anziché venire a commemorare i combattenti per la libertà è accorso con l’intento di istigare e sobillare.

Triste è che in quel contesto ci siamo trovati di fronte a persone prevenute nei nostri confronti che ignorano la cultura del rispetto e dell’ascolto. Ancor prima che iniziassi il mio intervento hanno preso a contestarmi, ritenendo che, nonostante sia nipote di partigiano deportato a Mauthausen, non fossi degno di poter prendere la parola.

Avessero ascoltato il mio intervento avrebbero compreso che non vi era nessun richiamo politico, semmai un invito a prendere esempio dai bambini che, ancora nell’età dell’innocenza, non vedono il mondo con le lenti deformanti dell’ideologia, che ci portano ad edificare steccati ideologici nella nostra mente. Loro non si fanno la guerra, o se hanno qualche screzio tra di loro sono comunque pronti a perdonarsi in fretta. Non hanno secondi fini quando parlano o agiscono, ma soprattutto giocano tutti assieme perché ignorano le differenze che per il nostro mondo sono importanti: le idee politiche, il colore della pelle, la nazionalità, l’estrazione sociale.

Penso che tutti abbiano bisogno di tornare a volte un pò bambini, e se ognuno di noi si impegnasse a migliorare il nostro piccolo mondo, a partire dalla nostra piccola comunità locale in cui viviamo, forse potremo consegnare ai nostri figli, ai nostri nipoti una società più unita, più coesa, in cui la convivenza pacifica non sarà più un’utopia.