Fabrizio Moro, 41 anni, è alla quarta partecipazione a Sanremo. Nel 2007 (all’epoca lavorava in un albergo come guardarobiere) vinse tra i Giovani con “Pensa”. Nel 2016 con Maria De Filippi ha lavorato ad “Amici” come professore. Moro quest’anno partecipa a Sanremo con la canzone “Portami via”. Nella serata delle “Cover” ha seguito “La leva calcistica della classe ’68” di De Gregori. Il brano che porta a Sanremo sarà ovviamenta anche nell’album di inediti “Pace” che uscirà il 10 marzo.

Ecco in sintesi le sue dichiarazioni
Non mi sento il maestro di Elodie e non provo ansia per il fatto che mi trovo a gareggiare con una mia allieva di “Amici”. La prima sera ho un po’ stonacchiato, ero emozionatissimo, avevo un groppo in gola. Questa cosa con gli anni non passa, quest’anno non me la aspettavo questa botta di paura. Non ho visto nessuna puntata del Festival, quindi non so come giudicare la conduzione di Maria e Carlo: penso però che si bilancino bene. Per me non c’è tanta differenza tra le canzoni che canto e quelle che scrivo. Quando sento eseguire da altri cantanti i miei pezzi ho sempre un colpo al cuore. Il testo della mia canzone è stato scelto come migliore tra quelli in gara al Festival. Un riconoscimento simile mi ha spinto a salire sul palco con un pizzico di coraggio in più. Come “Cover” ho scelto la canzone di De Gregori, pensando a mio figlio Libero che ha 7 anni e a questa età vive una grandissima passione per il calcio.
Tra le altre opzioni c’era anche “Minchia, signor tenente” di Faletti. Poi l’ha cantata Masini, ma non c’è stato alcun problema. Sono così tanti i brani bellissimi nella storia della musica. Della canzone di Faletti mi sono rimasti impressi nel cuore gli occhi con cui Giorgio l’aveva cantata all’Ariston. La canzone di questo Festival rappresenta una richiesta di aiuto. L’ho scritta per mia figlia Anita che ha 3 anni ed è l’essere umano che mi ha aiutato di più in un momento della vita in cui avevo bisogno di ritrovare l’equilibrio. Con l’esperienza di “Sbarre” ho potuto apprezzare ancora di più la libertà di cui godo. Dopo la mia visita al carcere, quando percorrevo i 4 km che dividono casa mia dal penitenziario me li godevo tantissimo perchè capivo la fortuna che ho io rispetto alle persone che vivono dietro le sbarre.

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