Archimania presenta
RICHIAMI. Opere di Coquelicot Mafille.
3 febbraio – 31 marzo 2017

Archimania rinnova l’invito ad entrare nei suoi spazi espositivi con la mostra “Richiami” dell’artista Coquelicot Mafille (Parigi, 1975).
Si tratta di un importante evento, che intende mettere al centro le opere di un’artista internazionale, che, per la prima volta, espone a Sanremo. L’artista ama definire le proprie opere attraverso “serie” dai titoli semplici, ma fortemente d’impatto, previa la portata simbolica dei temi trattati. Infatti, Coquelicot cerca ispirazione nella quotidianità, nelle contestazioni, nell’etica ambientale e animale, nella politica dei valori. La sua estetica, illustrativa e ben composta, riporta alle radici della storia dell’arte a partire dalla seconda metà dell’800 fino agli esempi più contemporanei del panorama artistico italiano e internazionale.

Archimania, in Coquelicot Mafille, trova una grande alleata nell’esprimere un concetto – oggi soprattutto – da rimarcare profondamente: il connubio tra le arti maggiori e quelle minori. Infatti, le opere sono composte principalmente da ricami su tela, ovviamente, nelle diverse interpretazioni che se ne possono dare. Appunto dalla tecnica, il titolo della mostra, “Richiami”, il quale intende sottolineare, attraverso le logiche giocose del linguaggio, l’attenzione del pubblico sulle immagini e la loro portata nell’esperienza delle singole persone: per ogni opera, un’individualità.

Coquelicot Mafille nasce a Parigi, nel 1975, dove vive gli anni dell’infanzia. In seguito, si trasferisce a Milano, città nella quale vive e lavora tutt’oggi, a parte qualche intermezzo di tempo in Francia, in Germania e altri paesi. Del resto, la propensione alla scoperta si denota fin dai primi viaggi, durante e dopo gli studi in Scienze politiche, in India, Giappone, Malesia, Nord Africa, Vietnam, Eritrea; in seguito, in compagnia del figlio, in Burkina Faso, Ucraina e Canada. La carriera artistica si apre nel 2006, ma, come dichiara lei stessa, è soltanto dal 2010 che si dedica a questo lavoro con più coscienza.
Per maggiori informazioni, si consiglia di visitare il suo sito:

http://coquelicotmafille.tumblr.com

Archimania, Corso Mombello n° 9/11
Inaugurazione su invito: venerdì 3 febbraio ore 18:30
Orari – free enter: lun 15:30-19:30/ mar-sab 9:30-12:30/15:30-19:30

RICHIAMI.
Opere di Coquelicot Mafille

‘Intenzionalità’ è un termine che solitamente esprime la capacità della mente di essere diretta nei confronti della realtà. Ma spesso si dimentica, quanto questa parola contenga un valore morale di responsabilità, che spiega l’azione umana.
E se ‘intenzionalità’ fosse compresa come la direzione di un adattamento?
La crescita nel mondo non dovrebbe distogliere l’umano dal significato, che ha l’essere in vita, ovvero mettersi in relazione: è in questa scenografia che si dovrebbe creare la comunità, con una condivisione fortemente valida dei valori più importanti, che riguardano tutti, senza trascendere dalla consapevolezza di essere uniche parti in un sistema complesso.

In presenza delle opere di Coquelicot Mafille (1975), sono questi i pensieri che emergono nell’osservatore. Eppure, in un primo momento, tutto appare così semplice. La comprensione, come una rivelazione, è soltanto il passato e ripassato sguardo su quelle linee tremolanti, non incerte, solo elettriche pulsioni naturali, derivate da una conoscenza intensa e raffinata.
Un’artista cosmopolita, che coglie i punti deboli della società, anche grazie ai suoi studi in Scienze Politiche e alla sua passione per le lingue, trasgredendo, però, le regole del giudizio comune e ponendo questi in una luce nuova e politicamente corretta.

Il mondo non è perduto: i suoi colori, la sua gente, la sua natura, le sue forme vengono reinterpretati lucidamente da Coquelicot nella parabola dei generi, dei simboli, dei legami e del senso naturale che permane nell’essere dei viventi.
Si fanno meno distinzioni, più che altro, si trovano ordini di grandezza, ritrovati nella storia dei rapporti tra Uomo e Donna, tra Donna e Terra, esprimendo così la giusta posizione degli animali, dell’altra vita, in rapporto a quella dell’umano.
Ciò che affascina, soprattutto, è il mezzo attraverso il quale la missione di quest’artista si esprime.
Semplicità ed essenzialità rammentano di prendersi meno sul serio, in questo sistema imposto, e scoprire l’anima della nostra capacità naturale e morale.

L’opera di Coquelicot Mafille si divide in serie, dalla numerazione ridotta, le quali creano un complesso sistema di tematiche contemporanee, da leggere come una sorta di libretto d’istruzioni al comportamento globale. Un atteggiamento questo, che connette Coquelicot alla tradizione francese della classificazione del sapere, nata nel contesto illuminista, anzi punto fondante di quello stesso pensiero rivoluzionario, per quanto, la stessa arte, la trattenga fortemente ancorata al continuo e veloce evolversi della società politica del XXI secolo, dimostrando, così, che ancora oggi si necessita di un’enciclopedia, non tanto per creare confini categorici, piuttosto per sopprimere il costante confondersi dei punti di riferimento della morale: l’uomo ha bisogno di sapersi comportare e si saper adeguare le proprie azioni ad ogni essere.
Il complesso sistema conoscitivo che ne deriva, l’essere umano può viverlo attraverso i linguaggi creativi che lo contraddistinguono e tutta la comunità può, ogni qualvolta, beneficiarne.

L’arte di Coquelicot conferisce una forma, anche per i meno attenti, a tutti quegli eventi che scatenano confronti, prove d’ammissione di un Io disorientato. Si tratta di un’arte ribelle, che parla di azioni ribelli, una cesura con la violenza e una via alternativa per la pace.

Lo stesso atto del ricamo è simbolo di questo sinolo tra tradizione e innovazione, nell’ottica di un rinnovo lento e cosciente soprattutto della posizione della donna nella società. Queste opere, infatti, richiamano l’attenzione di chi intende liberare e liberarsi intellettualmente, educando la propria libertà all’indipendenza.
Coquelicot Mafille ama trattare di temi difficili, sceglie percorsi impervi, predilige riferimenti elitari e comuni allo stesso tempo, dimostrando nella praxis creativa l’intento di base: usare forme elementari e riconoscibili per far emergere la semantica e il valore del simbolo.
In questi termini, un esempio chiarificante è l’uso esteso che fa della “circonferenza”: comune denominatore tra tutti. La peculiarità di Coquelicot? Le sue circonferenze non sono mai perfette, eppure da sempre rappresentano il simbolo della purezza. Si voglia pensare che qui l’artista abbia un messaggio dedicato alla realtà umana, dove dire che non esiste purezza nell’uomo, ma egli deve consegnarsi alla coscienza delle proprie imperfezioni?

Federica Flore
storica e critica d’arte