“Genova non può ospitare alcun convegno fascista organizzato dalla destra estrema e xenofoba. Lo dicono prima di tutto la sua storia e le sue tradizioni. Stiamo parlando infatti della città Medaglia d’oro della Resistenza, dove i fascisti si sono arresi ai partigiani e dove il 30 giugno 1960 una straordinaria rivolta di popolo ha impedito lo svolgimento del congresso del Movimento sociale italiano”. A dirlo oggi in aula sono stati tutti i consiglieri regionali del Partito Democratico. “Non si tratta – dicono gli esponenti del Pd – come prova a banalizzare il presidente Toti, di rispettare le idee di tutti, anche di chi la pensa diversamente da noi. L’apologia del fascismo è un reato punito dalla legge e quindi soggetti e gruppuscoli che raccolgono il testimone di quel periodo buio della storia italiana e portano avanti quei disvalori sono anticostituzionali e fuori dalla legge. Come può il governatore ligure sottovalutare o peggio sostenere, come ha fatto, che anche i fascisti debbano poter esprimere le proprie idee? E’ gravissimo – continua il Gruppo del Partito Democratico – che a esprimere una posizione del genere sia chi è stato scelto a rappresentare tutti i liguri. Quindi Toti faccia marcia indietro e si scusi. Questo convegno non è solo un problema di ordine pubblico (tema di cui si occuperanno le forze di polizia) ma è soprattutto un problema politico, visto che si tratta di una vera e propria provocazione. Tutte le forze democratiche di questa regione devono unirsi per dire no a questa adunata di fascisti. Proprio per questo il Gruppo del Pd ha presentato un ordine del giorno per impedire che si svolga quest’iniziativa. Soggetti come quelli che hanno organizzato questo convegno (di cui tra l’altro si sa solo la data, l’11 febbraio, ma non il luogo) a Genova e in Liguria non devono mettere piede”. “Il partigiano Pertini – sottolinea la capogruppo Pd Raffaella Paita – nel giugno del 1960 non ebbe dubbi ed esercitò un ruolo forte. Governatore Toti, avete messo in ordine la casa di Pertini, provi a domandarsi cosa farebbe il presidente partigiano in quest’occasione”.