La Giornata della Memoria, il 27 Gennaio, non rappresenta solo un’occasione per ricordare l’abominio della Shoah e fare memoria delle vittime dell’Olocausto.
Sia anche occasione per conoscere la cultura, i caratteri, le abitudini del mondo ebraico così da contrastare i nuovi démoni dell’antisemitismo di oggi, consapevoli che solo rafforzando, e non nascondendo le identità minacciate si possa fare argine al nuovo terrorismo.
Non aiuta fare memoria del passato, come fosse un esercizio del ricordo fine a se stesso, se contestualmente non si suggerisce una riflessione capace di mettere nuove radici profonde nel presente.
È fin troppo facile accostare le persecuzioni naziste all’attuale ondata di antisemitismo in Europa. Eppure ci sono molti che ancora pensano che il rischio di una deriva antisemita sia sovrastimato, credendo che gli ebrei siano vittima di una paranoia.
Ma nell’Europa che si erge quale tutrice e difenditrice della libertà religiosa – nella stessa Europa dove i veli islamici proliferano, dove le donne sono pronte a coprirsi il volto per protestare contro l’islamofobia, dove i simboli cristiani vengono nascosti nel nome del politicamente corretto – chi indossa una kippah ha ben ragione a temere per la propria incolumità.
Episodi di aggressione nei confronti di ebrei perché semplicemente indossavano il loro tradizionale copricapo sono accaduti a Milano, Marsiglia e persino nella tollerante Malmö in Svezia.
Possiamo accettare di passare da una tragica ritirata a una drammatica resa senza smuovere un dito, senza protestare, senza combattere, senza far suonare un campanello di allarme che ci porti a far acquisire la consapevolezza che non si può continuare a ignorare che il rispetto di alcune identità religiose ci sta portando a coprire con un velo, a nascondere altre identità religiose?
Un ebreo che si nasconde per paura di essere riconosciuto come tale è il perfetto emblema di un mondo che costringe l’occidente a nascondersi per paura di provocare la reazione di chi vuole accoltellarlo. Intifade docent.
Ecco perché nasce la necessità di celebrare questa ricorrenza oggi: un senso la memoria lo ha quando ci aiuta a ritrovare quel filo laddove lo si era smarrito. Non solo per riesumare sbiadite immagini del terribile passato che fu, ma per percepire e riuscire a riconoscere oggi i pericolosi segnali che vanno interpretati per evitare il ripetersi della storia.
Lorenzo Cortelli, coordinatore provinciale del Movimento Giovanile Lega Nord