E’ per il 6 Gennaio alle ore 16, presso la Sala Polivalente del Comune di Vallecrosia in Via Col. Aprosio 318, l’appuntamento con uno dei violinisti “nostrani” più talentuosi, ricco di riconoscimenti nazionali e internazionali. Torna il Maestro Stefano Mhanna con il Concerto per l’Epifania. Un concerto di musica classica per pianoforte solo e violino solo in cui eseguirà brani di Chopin, Litz, Bach e Paganini.
Un musicista “prodigio”, definito così dalla stampa specializzata e non solo, apparso in diverse trasmissioni televisive sulle reti nazionali, ha sangue bordigotto (la nonna, 94enne, vive nei pressi del Saint Charles). Il suo primo diploma lo ottiene a soli 12 anni, con la valutazione di 10 e lode e a 17 anni si è diplomato in Violino, Viola, Pianoforte e Composizione organistica. La musica è la sua ragione di vita e il violino la sua grande passione, sorretta da una personalità unica che lo rende un talento geniale. Per chi, come me, ha avuto il piacere di conoscerlo e ascoltarlo, il ricordo dei suoi concerti resta come un’impronta indelebile proprio per il forte impatto che il suo carattere brioso e profondo ha trasmesso, portando attraverso le note della sua musica, il messaggio della sua anima, ribelle, tormentata, in una costante danza amorosa con lo strumento. Ricordo proprio a Vallecrosia, durante il concerto presso la Chiesa dei Salesiani, che per un forte temporale il teatro è improvvisamente piombato nel buio totale. Senza alcun smarrimento le note del suo violino hanno continuato a incantare i presenti e alcuni, dal pubblico, si sono alzati, salendo sul palco, per illuminare la scena con i visori del cellulare, dando la possibilità agli altri due musicisti presenti di leggere lo spartito. In una atmosfera magica il concerto è continuato e nella semi oscurità della sala, leggermente illuminata dal quel fioco bagliore, gli occhi di Stefano brillavano con un senso di onnipotenza e di padronanza dello strumento. In un’epoca in cui nulla più è in grado di stupirci, per tutti i presenti quel momento è stato “speciale” e la sua energia, la sua musica, ha reso possibile che la tensione e l’emozione non venisse meno. Io credo che Stefano Mhanna sia un talento come pochi, uno di quei musicisti che nascono per far ricordare a chi lo ascolta che la musica è eterna ed è attraverso persone come lui che giunge a noi, come un dono divino.
Riporto una intervista fatta da Pierpaolo Corso (pubblicata su www.pierpaolocorso.com) in cui si racconta. Uno scorcio in quella sua personalità geniale che così affascina, in cui la musica dei grandi maestri trova la giusta casa.

Forse una delle domande che ti è stata fatta più volte, cercheremo di essere originali nella forma. 7 anni, un’età per molti da bambino, circondato di giochi e musiche, tu invece hai deciso di circondare la musica e in un certo senso metterla alle strette, studiandola, affrontandola e rendendola protagonista della tua vita. Da cosa nasce questa decisione? Ricordi il primo momento in cui hai pensato alla musica come arte e non solo come qualcosa che si ascolta?
Sono cresciuto con la musica. A sette anni io ero già musicista mentre ero circondato come e forse anche più di altri di giochi e musica, dai lego, ai miei trenini Lima che ancora conservo, al mio pianoforte, ai miei violini, alla mia piscina che mi ha dato tante soddisfazioni e molte medaglie vinte con e senza la mia squadra, e alla mia scuola dalla materna fino al liceo . Vi sembrerà strano, ma per me anche quella era un gioco e un campo su cui misurarmi, e lo è ancora. La musica non si decide, si vive e la si ha dentro da quando si nasce e la si fa propria crescendo, e questo vale per ogni forma dell’espressione umana artistica e non, e dell’essere in generale. Bisogna scoprirla e farle uscire fuori nel modo più giusto possibile. Forse qualcuno di noi ricorda la prima parola che ha detto quando ha cominciato a parlare? Qualcuno potrebbe dire di aver detto mamma perché è la parola che tutti dicono per prima, ma chi ricorda quando e in che circostanza l’ha detta? Questo succede quando l’arte è parte del proprio essere.
Come ti senti ad avere una preparazione tale da metterti in discussione, ed amichevole competizione, con maestri di musica molto più grandi di te?
Si è grandi solo e soprattutto nello spirito e nell’anima, la musica non ha età, la vera essenza è essere realmente grandi non solo in apparenza o fama da mass media e altro, ma nella conoscenza metodica e scrupolosa dell’arte in generale e nel proprio personale impegno di ciò che si fa e di come realmente lo si fa. Chi può affermare di essere realmente grande o che un maestro sia realmente grande? Quanti hanno contribuito realmente a rendere grande la musica e chi la pratica e quanti di coloro che avrebbero potuto farlo hanno realmente contribuito al suo benessere e di chi la esegue dopo duro lavoro e studio? Si può dire grande solo e certamente a maestri come Bach, Beethoven, Chopin ecc. e per la mia visione del mondo l’unico vero Maestro è Cristo.
Essere un bambino prodigio prima e un ragazzo virtuoso poi, comporta molti riconoscimenti e spesso anche molte invidie. Qual’è il riconoscimento a cui sei più grato? E quello che non hai mai ricevuto?
Non mi sono mai sentito un prodigio e credo di non esserlo mai stato, sono Stefano Mhanna, come lei è Pierpaolo Corso, ognuno si distingue per la sua unicità è questo che ci fa sentire tutti grandi e parte integrante di questo mondo al quale chi ha buona volontà cerca di dare il proprio contributo. Il virtuosismo è nelle opere e tutti possiamo compiere piccoli o grandi prodigi l’importante che siano improntati al bene. Per ciò che riguarda la musica direi che è qualcosa di più del semplice virtuosismo che pur è contenuto in essa, è essa stessa un prodigio conseguito dopo lungo e profondo studio e lavoro, soprattutto perché ha il potere di entrare nella nostra anima e sprigionare emozioni e sentimenti che sono in fondo. I riconoscimenti sono qualcosa di importante perché permettono di affermarsi, hanno puramente un semplice senso di utilità che la società richiede per essere ascoltati ma non sono di importanza rilevante per far si che gli altri ci ascoltino veramente. Ciò che in realtà è veramente importante è ciò che noi facciamo e come lo facciamo e se piace e suscita emozioni edificanti in noi e in chi ci sta intorno. Purtroppo l’invidia è il peggior male che c’è, spesso è distruttiva per l’arte, infastidisce chi la subisce ma ancora più dannosa per colui che nutre questo sentimento.
Quattro diplomi con il massimo dei voti significano impegno e sacrificio anche per il genio più genio. Senti che lo studio ti ha privato di qualcosa? La prima cosa che diresti a chi come te decide di seguire la tua strada?
Per quanto mi riguarda credo di non essermi privato di nulla, tutto sta nello scegliere il modo in cui impiegare il proprio tempo. Studiare costantemente e con metodo, ma soprattutto farlo perché veramente ti piace.
C’è un brano che descrive, secondo te, il tuo cammino musicale? Se si, qual’è?
Penso che la complessità dei brani formino un’esperienza adeguata, perché essi stessi nella loro evoluzione della storia della musica fino ad oggi rappresentano un loro cammino musicale, e quindi egualmente importanti nella mia formazione musicale.
Dalle tue mani e dai tuoi movimenti si può ammirare la fantastica opera che è l’uomo e la musica. Come Genio, secondo te, la musica può “liberare la mente”? Se si, come?
La musica si sa è stata, è e sempre sarà catartica sia per chi la fa che per chi l’ascolta. Direi che la vera musica, se si impara ad ascoltarla, libera anche l’anima e ti fa entrare in una dimensione divina rendendoci partecipi di qualcosa di più grande che non possiamo facilmente decifrare ma tutti possono percepire.
Tutti conoscono ciò che hai fatto sino ad ora, ma pochi o forse nessuno sa cosa c’è nel cassetto dei tuoi sogni. Di solito i desideri si tengono segreti, un’eccezione per chi ti sta scoprendo e conoscendo con questa intervista?
Il mio sogno sarebbe avere un’orchestra, la possibilità di finanziarla in modo da far rivivere realmente tutta la musica che i grandi del passato hanno scrit
to, suonata veramente come deve essere suonata per essere apprezzata, e far vivere anche la mia musica. Purtroppo il denaro pubblico finora è stato dato in mano di pochi e di chi lo ha mal gestito e non ha dato nulla né alla musica e né al futuro della musica, lasciando anche musicisti validi senza risorse per andare avanti ed ai quali purtroppo nessuno ha dato mai visibilità perché non appartenenti ad una cerchia. Risultato sono state stanziate enormi somme di denaro e i teatri sono pressoché vuoti, le nuove generazioni non conoscono le emozioni che la musica dà e i teatri saranno presto costretti a chiudere con ciò che ne consegue.
E’ mia abitudine e gioia lasciare l’ultima domanda come uno spazio libero per l’intervistato, dove scrivere ciò che vuole, senza limiti. Questo è il tuo:
Bisogna comunque riconoscere un grande merito al progresso e ad internet devo a lui il mezzo con cui sono giunto a voi. Sappiate che le opere di musicisti di inestimabile valore come Johann Sebastian Bach, il più grande architetto della musica, e quelle di Vivaldi, le cui opere sono immensa enciclopedia musicale, caddero per lungo tempo nell’oblio dopo la loro morte. Contate sempre su voi stessi e sul vostro lavoro e la vostra cultura per crescere e affermarvi ed essere riconosciuti. La società deve sempre progredire non arretrare. Il segreto sta in quanto si crede in ciò che si fa.
Appuntamento CONCERTO VIOLINO/PIANOFORTE 6Gen.2017 ore16, Sala Polivalente v. Colombo(IM).