. Ci ha portati lontano il teatro di Diego Marangon, sabato 20 giugno alla Ex Chiesa Anglicana di Bordighera per il saggio finale del dodicesimo corso di teatro e recitazione dell’Associazione Culturale Liber Theatrum. L’interpretazione del viaggio, fisico, quello che porta il turista a scoprire nuove mete, visitare luoghi lontani per poi comunque tornare indietro, accorgendosi di essere cambiati. Quello che si compie per amore, per lavoro, per piacere. Ma anche il viaggio sottile all’interno della nostra anima, quello più profondo che da senso al viaggiare stesso. Perché come ci ha raccontato Diego “Il viaggio è vero quando ci porta in luoghi a noi sconosciuti, da questi torneremo cambiati, non saremo mai più come prima”. Il viaggio è fuga, da se stessi, sapendo bene che comunque non ci si può perdere come vorremmo, che tornare sui nostri passi è impossibile, perché passo dopo passo cambiamo e con noi cambia il cammino stesso. La scia, la traccia non è quella che noi lasciamo dietro ma bensì quella che precede, indicandoci dove andare. Un alternarsi di monologhi, in parte profondi, intensi, altri leggeri, qualcuno divertente, per arrivare poi a quello che voleva essere il contenuto reale dello spettacolo ma che non è stato, ci ha confessato Diego Marangon, perché il momento è drammatico e sentiva imbarazzo a trattarlo integralmente. “Avrei voluto chiamare lo spettacolo Migranti , dedicandolo a quello che è il viaggio più completo: e drammatico: la fuga dalla miseria, dall’oppressione, con la speranza di una vita migliore, anzi, possibile. Poi, visto l’attuale momento, la difficile situazione che stiamo vivendo in questi giorni proprio a Ventimiglia, mi è sembrato di approfittare di questa eco per farmi pubblicità, abbiamo così deciso di dare un altro tono al saggio, senza però trascurare il viaggio dei migranti come quello definitivo, quello importante, quello che da o toglie senso alla propria vita. Ecco così che gli attori si sono alternati in brani disperati di un migrante, rivolti alla madre lontana, rimasta nella terra natia sperando che il viaggio regali al proprio figlio un futuro migliore, vincente. Nelle parole la delusione del rifiuto, la ghettizzazione, il rifiuto di una etnia sconosciuta, per poi accorgersi bruscamente al termine che la lettera non era quella di un immigrato attuale ma bensì quella di un italiano, uno dei tanti partiti con destinazione America ma naufragato nel 1906. Migranti morti, allora come oggi. Sogni infranti, famiglie distrutte, uomini, donne e bambini annegati. Un finale di grande emotività che ha lasciato tutti commossi e solo un grande applauso nel momento finale in cui gli attori, come naufraghi dispersi hanno voltato la schiena, scesi alla base del palco, anime sperse in un mare nemico, è riuscito a sciogliere la tensione. Poi, come mi ha raccontato  Mauro Lanteri, unico interprete maschile, abbiamo deciso di stemperare la tensione iniziando a ballare e con questo coinvolgendo il pubblico. Perché anche questo fa parte del viaggio, il lungo viaggio della vita che potremo considerare completo solo quando, un giorno, saremo tornati al luogo di partenza, ma completamente cambiati. Sul palco si sono alternati Anna Vigliarolo, Cinzia Guglielmi, Emilia Serpico, Eva Maria Elikann, Francesca Burgisi, Laura ibilla, Marina Pratelli, Marisa Cita, Marta Siliato, Mauro Lanteri, Monica Gragnani, Paola Ravani, Patrizia Maccario e Teresa Bannino.

Molti appuntamenti ci attendono con Liber Theatrum, come Venerdì 24 Luglio ore 21.30 con “Balla e Danza il colore della voce” ai giardini Lowe di Bordighera e a seguire molte altre serate. Ma di questo vi daremo notizia man mano, questo è il meraviglioso viaggio di Diego Marangon per una estate piena di successi.

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